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Berlusconi? Non è la priorità

di Carlo Buttaroni

silvio_berlusconiQuasi la metà delle famiglie non può permettersi una settimana di ferie, 18 milioni di persone non possono sostenere una spesa imprevista di 800 euro, un italiano su quattro è a rischio povertà e in un anno l’esercito degli indigenti ha arruolato 1,4 milioni di persone in più. Senza contare i 400mila occupati in meno degli ultimi dodici mesi, l’aumento vertiginoso della cassa integrazione, le imprese che falliscono (43 al giorno) e quelle che chiudono (pur avendo i bilanci in ordine) perché gli imprenditori gettano la spugna non vedendo più una prospettiva nel nostro Paese. E mentre 9 italiani su 10 sono preoccupati delle prospettive economiche del Paese, 8 su 10 in ansia per le condizioni della propria famiglia e quasi 3 lavoratori su 4 considerano a rischio il proprio posto di lavoro, i partiti e gli organi d’informazione (o perlomeno una parte prevalente di essi) si accapigliano, dibattono, s’interrogano, intorno al presente e al futuro di Silvio Berlusconi. Non è una novità. E’ così ormai da vent’anni. Ma qualcosa è cambiato rispetto al passato. Perché mentre in tv e sui giornali sembra che non accada altro al di fuori di ciò che ruota intorno a Berlusconi, al bar o sull’autobus, facendo la fila davanti a qualche sportello pubblico o tra le bancarelle dei mercati, sempre più di rado si ascoltano gli enfatici elogi e le arcigne critiche di un tempo, quelle di chi aveva fatto una scelta di campo e, per certi aspetti, anche di vita. Le notizie che corrono, adesso, sono altre: il familiare che ha perso il posto di lavoro, la fatica ad arrivare alla fine del mese, il dentista per i figli rinviato a tempi più adeguati al bilancio familiare. E’ più facile ascoltare conversazioni sulle strategie per risparmiare sulla spesa, piuttosto che quelle che vedono protagonista il leader del centrodestra. Più che disinteresse è una questione di priorità, o come si usa dire, di agenda. Perché quando le preoccupazioni mordono lo spirito, si è meno disposti a discutere di cose che non hanno un punto di ricaduta concreto nella vita di ciascuno.
Forse la parabola berlusconiana è questa: una progressiva dissolvenza dalla quotidianità, il lento spegnersi del faro che per due decenni ha segnato, nel bene e nel male, la rotta del Paese. E’ rimasto il riflesso cui guardano ancora i naviganti del mare della politica e dell’informazione, ma in quella che è chiamata comunemente “società civile”, la sensazione è tutt’altra. E non perché il “mito Berlusconi” sia uscito sconfitto dalla vicenda giudiziaria (è troppo presto per dirlo e forse, per adesso, è vero il contrario) ma perché l’incrocio tra le vicende personali del leader del centrodestra e i problemi delle persone appare, ai più, lontanissimo. E anche se non si è spenta l’empatia nei suoi confronti da parte degli elettori di centrodestra, il centro del centro di ciò che accade è prepotentemente diventata la quotidianità fatta di piccole e grandi incombenze.
Eppure di questo non c’è traccia nei dibattiti di questi giorni. Come se tutto debba ancora accadere. Mentre tutto è già accaduto, con un cambio di scenario che ha avuto nelle elezioni politiche un’evidenza difficile da non vedere, nel momento in cui i due principali partiti, PD e PDL, hanno perso quasi 10 milioni di voti in un colpo solo, di cui ben 6 milioni erano elettori del partito di Berlusconi.
Il tutto assume toni paradossali quando le analisi si soffermano sulle possibili ed eventuali elezioni anticipate, se convengano o meno a Berlusconi, se si voterà in autunno o in primavera o, addirittura, se un governo balneare sostituirà quello in carica. Con un distacco dalla realtà che colloca il dibattito politico sul campo opposto a quello della vita di tutti i giorni. Infatti, la maggioranza degli italiani non solo non vuole tornare alle urne ma è attenta a ciò che fa il governo e ha fiducia nell’esecutivo guidato da Enrico Letta. I giudizi negativi sono solo un terzo e, nel complesso, le critiche sono tiepide, anche da parte degli avversari.
Se la coabitazione forzata non ha giocato a sfavore del governo, è anche perché il punto di maggior apprezzamento non è la strana alleanza che ha messo insieme i nemici di sempre dell’immaturo bipolarismo italiano, ma le risposte che il Paese attende e che sa di non poter rinviare. E’ un governo che piace agli elettori di centrosinistra e a quelli di centrodestra (oltretutto più ai primi che ai secondi) perché antepone le esigenze dell’Italia ai destini personali dei leader di turno. Ed è un cambio di passo non da poco, in un Paese che negli ultimi anni ha ragionato soltanto pro o contro Berlusconi. Ma mentre la politica vera, quella che guarda dritta al nodo dei problemi, sembra tornata a permeare la vita dei cittadini, il sistema politico, e di riflesso quello informativo, sembrano ancora, in gran parte, estranei a questa consapevolezza. Con il risultato che il Paese continua ad avvitarsi su se stesso, incapace di uscire dall’incaglio delle acque basse dove è naufragato, nonostante abbia riserve di energie positive e bisogno di respirare a pieni polmoni un’aria veramente nuova.

Questo articolo è stato pubblicato su l’Unità del 6 agosto

 

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