Gheddafi ucciso a Sirte, è la fine di un’era | T-Mag | il magazine di Tecnè

Gheddafi ucciso a Sirte, è la fine di un’era

Dopo mesi di battaglie, di raid, di annunci e di minacce, la guerra in Libia può dirsi conclusa. Il rais è caduto, stavolta sul serio. In estate le scene di giubilo per la presa di Tripoli che obbligò Gheddafi a rifugiarsi nella sua città natale non furono niente a paragone con le immagini diffuse per tutta la giornata di giovedì. In particolare la foto pubblicata dalla francese Afp, il frame di una telecamera raffigurante il volto del Colonnello coperto dal sangue.
Alcune settimane fa il Cnt aveva annunciato che in breve tempo la conquista di Sirte sarebbe stata completata (nel frattempo i ribelli si erano insediati a Bani Walid, altra roccaforte lealista). Così è stato e, una volta scoperto in una buca, Gheddafi non è stato risparmiato magari in vista di un eventuale processo. Era stata prodromica la frase pronunciata a settembre dall’ex leader libico in uno dei suoi innumerevoli messaggi audio: “Ci sono eroi che caddero come martiri, e anche noi aspettiamo il martirio. Mentono quando dicono che sono fuggito in Nigeria o in Venezuela, voglio morire nel mio Paese come un martire”. Anche se, come testimoniato, al momento opportuno Gheddafi ha supplicato gli esecutori di non sparargli.
Si chiude dunque un’era durata all’incirca 42 anni, dal 1969 quando il Colonnello rovesciò il regno di Idriss al Senoussi. “Abbiamo aspettato questo momento per tanto tempo. Muammar Gheddafi è morto”, ha annunciato il presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil.
Certo, ora arriva la parte più difficile. C’è un Paese da rimodellare e la storia recente insegna che le fasi di transizione non sono poi così semplici da gestire. Ci sarà da capire inoltre – con tutti i se e i ma del caso – che tipo di ingerenze verranno esercitate dai Paesi che hanno partecipato alle operazioni militari sotto l’ombrello Nato e, soprattutto, la tempistica per la formazione di un nuovo esecutivo. “Adesso la Libia ha 30 giorni per dotarsi di un governo provvisorio ma già oggi nasce una nuova Libia: dobbiamo gioire perché senza l’intervento nostro e della Nato sarebbero partite migliaia di persone come profughi e non avremmo più avuto un partner né per l’immigrazione né per il commercio. Abbiamo ottenuto risultati umanitari e concreti”, ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. “L’Italia – aveva osservato in precedenza il ministro della Difesa – ha fortemente voluto partecipare alla missione Nato che è stata portata avanti con successo”. A ben vedere, però, il nostro Paese non ha recitato un ruolo decisionista sin dalla prima ora. Tra pacifintismo e dialettica propagandistica (basti pensare alle polemiche sul rischio di un possibile esodo di proporzioni bibliche di cittadini libici in fuga), l’Italia è entrata nel conflitto più tardi rispetto agli altri partner Nato portando con sé qualche strascico a causa dei rapporti commerciali e politici intrapresi negli ultimi anni con il regime. Mario Borghezio, eurodeputato della Lega Nord, ha concesso l’onore delle armi “al templare di Allah”. Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, “la morte di Gheddafi” è “davvero una grande vittoria del popolo libico”.
Laconico, infine, il commento del premier, Silvio Berlusconi. “Sic transit gloria mundi”, avrebbe dichiarato ricorrendo ad una locuzione latina secondo quanto riferito da alcuni esponenti del Pdl.

 

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