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La fine della crisi è vicina?

In un rapporto sugli squilibri esterni dell’Eurozona, diffuso questa mattina da Moody’s, l’agenzia di rating ritiene che le difficili riforme varate da Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda sono un ottimo traguardo per porre fine alla crisi economica.
Tuttavia secondo le previsioni di Moody’s, le misure varate consentiranno, se applicate come fatto fino ad oggi, solo a Italia, Spagna e Portogallo di uscire dalla crisi e di rafforzarsi entro la fine del 2013, mentre Grecia e Irlanda dovranno comunque aspettare il 2016.
Una situazione analoga, ricorda Moody’s nel suo rapporto, si verificò nei primi anni Novanta in Svezia e in Finlandia: quando l’economia svedese impiegò tre anni per far ritornare il pil ai livelli del periodo precedente alla crisi, mentre alla Finlandia ne servirono sei.
“Su base comparativa le contrazioni registrate nei due paesi iberici e in Italia sono relativamente modeste (almeno fino ad ora), simili a quelle della Svezia mentre i casi di Irlanda e Grecia (e qui la crisi non sembra aver ancora toccato il punto più basso) sono più simili a quello della Finlandia”, si legge nella nota dell’agenzia di rating che, visti i risultati dei due paesi nordici tra gli anni 1990 e 1996, sottolinea: “il successo, qualora ci sia impegno ad attuare in maniera seria ed efficace le riforme, è realmente possibile”.
Ma mentre Moody’s esprime un cauto ottimismo per il futuro dell’economia dell’eurozona, l’agenzia di rating Fitch, per bocca del suo direttore operativo David Riley, avverte: “i Paesi dell’area euro potrebbero subire un nuovo abbassamento dei loro rating se non fanno passi avanti nel risolvere la loro crisi entro fine anno”.
“L’attuale governo italiano – ha proseguito Riley, commentando la situazione del nostro Paese – ha tantissima credibilità, ma il premier Monti deve fare progressi il più velocemente possibile per creare una certa luce in fondo al tunnel”.
Le dichiarazioni del presidente del Consiglio Mario Monti e di alcuni ministri che, nei giorni scorsi, si sono detti fiduciosi e convinti che la fine della crisi economica sia ormai prossima trovano, quindi, il sostegno degli analisti di Moody’s, ma non convincono parte del mondo politico italiano e dei sindacati.
Ad esempio, secondo il capogruppo vicario dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello: “Poiché nessuno pensa che la crisi stia per finire, l’atteggiamento di Monti sarebbe incomprensibile se non inquadrato in una chiave politica. Fino a poche settimane fa, il premier ha drammatizzato la crisi per ottenere elezioni anticipate in autunno. Ora ha capito che non le otterrà, e l’ottimismo gli serve al contrario per arrivare alla scadenza naturale e per farlo con il consenso dei partiti, di cui continua ad aver bisogno”.
Anche i sindacati la pensano allo stesso modo: secondo Elena Lattuada, segretario confederale della Cgil, “l’uscita del tunnel non si vede e ci aspetta un autunno durissimo”.
Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, spera “che Monti abbia ragione. Il Paese è in una situazione disastrosa e credo che la fine della crisi la vedremo solo quando tutti tireranno da una sola parte per affrontare i nodi che abbiamo di fronte”.
Infine, anche Luigi Angeletti, leader Uil, non vede “spiragli, l’ottimismo di Monti è assolutamente infondato”.

 

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