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Festival di Roma. Che fa Tarantino, viene o non viene?

di Giampiero Francesca

Quentin Tarantino al festival di Roma? Forse. La domanda più attesa prima della presentazione della settima edizione del Festival internazionale del film di Roma non ha ancora avuto una risposta definitiva. Della proiezione di Django Unchained infatti, nel programma ufficiale, non c’è traccia, ma le parole del neo-direttore Marco Müller hanno lasciato intendere che la presenza del regista di Pulp Fiction e Kill Bill non è cosa in discussione.
Tarantino quindi (forse) ci sarà. Intanto però il programma annunciato appare piuttosto deludente, molto al di sotto delle aspettative. Scorrendo i titoli del concorso è infatti impossibile non notare la quasi totale assenza di autori blasonati. Eccezion fatta per l’opera seconda di Roman Coppola (più noto come autore di videoclip), Valerie Donzelli, balzata all’onore della cronache per l’interessante La guerra è dichiarata, e Takashi Miike, la selezione ufficiale del festival appare ricca di autori poco conosciuti finanche agli addetti ai lavori. Il nostro paese sarà rappresentato, nella selezione ufficiale, dall’opera seconda di Claudio Giovannesi, Alì ha gli occhi azzurri, da Paolo Franchi, a quattro anni di distanza dal flop veneziano Nessuna qualità agli eroi, e dal ritorno di Pappi Corsicato. Più interessante, sulla carta, il fuori concorso; un mix di sperimentazioni e pellicole classiche. Accanto al nostro Michele Placido, presente a Roma con una produzione interamente francese (Le Guetteur), calcherà il red carpet romano un maestro del cinema come Walter Hill (Bullet to the head) accompagnato dal protagonista Sylvester Stallone e la sempre interessante Marjane Satrapì, che dopo il successo dell’animazione Persepolis e la sperimentazione favolistica di Pollo alle prugne, approda nella capitale con il divertente La bande de Jotas.
Eliminata la sezione Extra – l’altro cinema, da sempre la sezione più ricca di sorprese e spunti di riflessione, e resa autonoma quella di Alice nella città, il nuovo spazio di esplorazione sulle nuove tendenze del cinema contemporaneo sarà la selezione Cinemaxxi, organizzata, appunto, all’interno del MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo. Dell’elenco dei titoli fin ora annunciati (ancora incompleto) spiccano due pellicole provenienti dai paesi bassi, Goldtzius and the Pelican company di Peter Greenaway e Steekspel di Paul Verhoeven, e la scelta, evidente, di dedicare un ampio spazio ad opere collettive che vantano, fra gli autori, registi del calibro di Wim Wenders, Theo Angelopoulos, Atom Egoyan, Manoel De Oliveira e Apichatpong Weerasethakul.
Seppur con un nuovo nome, Prospettive Italia, trova ancora una sua collocazione, nel progetto di festival di Marco Müller, una sezione interamente dedicata al cinema italiano. Uno spaccato di sette opere prime o seconde che vede, fra gli altri, l’esordio alla regia per Carlo Lucarelli (L’isola dell’angelo caduto) e Alessandro Gassman (Razza bastarda) e il ritorno al cinema di Susanna Nicchiarelli (La scoperta dell’alba), già autrice dell’interessante Cosmonauta, presentato al festival di Venezia del 2009. Accanto alla selezione di lungometraggi in concorso, Prospettive Italia, sarà arricchita da un nutrita rappresentanza di documentari, genere sempre troppo spesso ignorato dal piccolo e grande pubblico.
Chi si aspettava dunque un festival all’insegna dello sfarzo, in grado di competere, almeno sulla carta, con le grandi manifestazioni europee sarà rimasto probabilmente insoddisfatto. Chi si attendava un festival simile, per selezione e genere, alle edizioni veneriate curate dal neo-direttore Marco Müller, sarà rimasto sicuramente sorpreso nel vedere una così ridotta presenza di pellicole dell’estremo oriente. Chi temeva, come gli organizzatori del quasi contemporaneo festival del cinema di Torino, di trovarsi a competere con un nuovo festival, meno glamour e blasonato, ma più attento alla ricerca e alla scoperta di autori e cinema, avrà sicuramente trovato, in questo programma, una conferma alle proprie paure.

 

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