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Italia alla stregua di Ghana e Macedonia per corruzione percepita

L’Italia si colloca al 69esimo posto, in compagnia di Ghana e Macedonia, nella classifica della corruzione percepita stilata da Transparency International. Negli ultimi anni, emerge dal Rapporto sulla corruzione realizzato dalla Commissione sulla prevenzione del fenomeno corruttivo istituita dal governo, è stato rilevato “un aggravamento progressivo” del fenomeno. Numericamente, il corruption perception index del nostro Paese “si è attestato a 3.9 contro il 6.9 della media Ocse, su una scala da 1 a 10, dove 10 individua l’assenza di corruzione”. In particolare, per il biennio 2010-2011, i cittadini italiani ritengono che il primato appartiene alla corruzione politica, seguita da quella del settore privato e della pubblica amministrazione.
Ci sono poi altri parametri che ci mettono in graduatorie basse. Ad esempio l’excess perceived corruption index, che misura quanto un Paese si discosta dai valori di corruzione attesi, secondo cui l’Italia figura al penultimo posto nella classifica davanti solo alla Grecia. E ancora il rating of control of corruption della Banca mondiale che vede l’Italia agli ultimi posti in Europa. Una delle proposte contenute nel Rapporto, sull’esempio di quanto accade in altri Paesi, è incentivare “un sistema premiale per la segnalazione dell’illecito”.
Infatti, sono in calo i casi di corruzione e concussione consumati e denunciati alla magistratura ed è inoltre diminuito il numero dei soggetti condannati. Un esempio: se 341 persone erano state condannate nel 2007, l’anno dopo si sono avute “appena” 295 condanne. Per quanto riguarda il numero delle persone denunciate, 1.821 furono nel 2009 e 1.226 nel 2010 (ovvero – 595 denunce). Dalle oltre 1.700 condanne registrate nel 1996 si è passati alle 239 del 2006.

 

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