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Anonymous: criminali o eroi?

di Matteo Buttaroni

Gli Anonymous sono da considerare criminali o “eroi”? Difficile a dirlo perché se sfruttassero il loro talento in altro modo potrebbero sicuramente monetizzare di più e meglio, magari ricorrendo a pratiche di ogni tipo, minacciando inoltre personaggi famosi, politici compromessi e non.
A far sorgere il dubbio è l’ultimo loro attacco sferrato alla Polizia di Stato italiana a seguito del quale, sul loro blog, hanno scherzosamente scritto: “Da settimane ci divertiamo a curiosare nei vostri server, nelle vostre e-mail, i vostri portali, documenti, verbali e molto altro. Siamo in possesso di una notevole mole di materiale: ad esempio documenti sui sistemi di intercettazioni, tabulati, microspie di ultima generazione, attività sotto copertura; file riguardanti i No-Tav e i dissidenti; varie circolari ma anche numerose mail, alcune delle quali dimostrano la vostra disonestà (ad esempio una comunicazione in cui vi viene spiegato come appropriarvi dell’arma sequestrata ad un uomo straniero senza incorrere nel reato di ricettazione). Il livello di sicurezza dei vostri sistemi, al contrario di quanto pensassimo, è davvero scadente, e noi ne approfittiamo per prenderci la nostra vendetta. Is there any problem, Officer?”.
Secondo alcuni la parte eroica di simili gesti consiste nella possibilità che avrebbero di svelare molti segreti, attraverso la lettura di email, riguardo magagne per esempio legate ai trucchi per ottenere un’arma sequestrata senza farlo sapere in giro.
Dall’altro lato, però, non sono pochi coloro i quali potrebbero essere considerati criminali perché oltre a svelare questi segreti, hanno svelato anche identità, dati personali e numeri di telefono di agenti sotto copertura e di loro familiari. Una cosa che potrebbe, se letta da occhi sbagliati, portare a ritorsioni o vendette ai danni di persone innocenti.
L’organizzazione, essendo un’entità virtuale, è riuscita a espandersi e a trovare affiliati in tutto il mondo. La caratteristica più nobile e importante che accomuna tutti i sottogruppi di Anonymous è la grande mobilitazione contro la pedofilia.
Da sempre, infatti, gli hacktivisti denunciano siti o persone ritenute colpevoli di pedofilia online: nell’ottobre del 2011 ha preso vita l’operazione Darknet, un’azione durata circa dieci giorni volta a trovare una serie di siti nascosti, che grazie all’organizzazione sono stati attaccati e cancellati. Non solo, i dati di accesso come anche i nomi dei 1.500 pedofili affiliati sono stati resi pubblici e consergnati alle autorità per consentire indagini e, di conseguenza, arresti.
Neppure il Vaticano ha evitato l’attenzione dei tipi di Anonymous. L’azione mirava a verificare la presunta complicità della Chiesa nel nascondere i casi di pedofilia. In quell’occasione gli hacker resero il sito pontificio offline per alcune ore.
Pochi giorni fa l’organizzazione ha reso pubblica l’identità del pedofilo che avrebbe provocato la morte per suicidio di una quindicenne. La ragazza dopo esser stata adescata dalla persona gli avrebbe mandato delle foto in topless che il maniaco avrebbe diffuso in rete.
Ma al di là di queste “buone azioni”, un ulteriore dubbio è quello riguardante noi cittadini, italiani e non solo: siamo veramente così al sicuro se persino entrare negli archivi della Polizia di Stato risulta troppo facile per questa tipologia di nuovi eroi/criminali?

 

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