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I punti principali della legge di stabilità

di Giampiero Francesca

letta_saccomanniL’approvazione in Senato, nella notte, del maxiemendamento sostitutivo della Legge di Stabilità ha dato l’avvio alla manovra del 2014. Ma quali sono i principali punti presenti nel testo? Cambia nome e, in parte, volto l’IMU (Imposta municipale unica). La nuova IUC (Imposta unica comunale) sostituirà infatti l’imposta municipale propria, racchiudendo anche la TASI (servizi indivisibili) e la TARE (rifiuti), con un valore massimo pari allo 10,6% della rendita catastale degli immobili, esclusi la prima casa, i terreni agricoli e i fabbricati rurali. Le novità presenti nel maxiemendamento riguardano soprattutto gli sgravi fiscali previsti per le imprese e le famiglie. Per quanto riguarda i primi passerà dal 20% al 30% la deducibilità da IRES e IRPEF dell’IMU versata sui capannoni, mentre per le famiglie saranno i Comuni a poter inserire delle detrazioni sulla TASI, grazie ad uno stanziamento aggiuntivo di 500 milioni di euro. Rimanendo nel vasto universo delle imposte il testo approvato in Senato prevede un taglio del cuneo fiscale (un indicatore percentuale che indica il rapporto tra tutte le imposte sul lavoro e il costo complessivo del lavoro) per chi si trova nella fascia di reddito compresa tra i 15.000 e i 18.000 euro, che dovrebbe ricevere uno sgravio medio di 225 euro annui. Approvato anche l’emendamento per la correzione delle tariffe INAIL, con una rivalutazione degli indennizzi per danno biologico e un aumento per i massimali di calcolo per le rendite ai superstiti, e confermato lo sconto sull’IRAP (Imposta regionale sulle attività produttive) per le assunzioni. Per quanto riguarda la Cassa integrazioni guadagni (CIG) il maxiemendamento prevede un aumento di 600 milioni (che si aggiungono al miliardo previsto dalla legge 92/2012) per gli ammortizzatori in deroga, ma ne fa scendere il limite massimo della durata di utilizzo a 8 mesi per il 2014 e, successivamente, a 6 mesi per il 2015 e 2016. Sotto il profilo bancario, oltre ad un aumento delle imposte di bollo sulle comunicazioni alla clientela sui prodotti finanziari (dal 1,5 per mille al 2 per mille nel 2014), e ad un aumento dell’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero, anch’essa dal 1,5 per mille al 2 per mille), sarà possibile, per i risparmiatori, trasferire i servizi di pagamenti su un conto corrente presso un altra banca senza spese aggiuntive. Per gli istituti di credito e le assicurazioni, invece, torna la deducibilità in cinque anni per la svalutazione o le perdite relative a crediti verso la clientela. Sul fronte, sempre caldo, di Equitalia è stata approvata la possibilità di pagare le cartelle esattoriali senza interessi, estinguendo però per intero il debito con lo Stato e rispettando delle scadenze molto precise. Entro il 30 maggio 2014 la società incaricata della riscossione dei tributi dovrà informare i destinatari che, prima della fine di giugno 2014, potranno decidere di aderire versando il 50% della somma dovuta, regolando il resto dell’importo entro il 16 settembre 2014. Più sostanziale appare la proroga, per tutto il 2014, degli sgravi IRPEF per ristrutturazione edilizia (50%) e per l’efficentamento energetico (65%), in grado di produrre, fino ad ora, investimenti nel settore edilizio pari a 1,9 miliardi. Nel settore delle infrastrutture sono stati stanziati 150 milioni per investimenti ANAS, 130 milioni per la terza corsia della Venezia/Trieste e 45 milioni, in tre anni, per il fondo per gli impianti sportivi. Solo il MOSE, (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) per la protezione di Venezia e della laguna dalle acque alte ha subito una riduzione e uno slittamento del finanziamento (-49 milioni, spostando le risorse al 2017). Sotto il nome di Sistema nazionale di garanzia vengono invece inglobati il fondo per le piccole e medie imprese, il fondo di garanzia per la prima casa (con un aumento di 600 milioni di euro) e il fondo per i grandi progetti di ricerca ed innovazione. Nello stesso capitolo di spesa rientra anche la garanzia dello Stato sull’acquisto, da parte della Cassa dei depositi e prestiti, di pacchetti di crediti delle piccole e medie imprese. Sempre in tema di fondi, il Fondo povertà, definito anche, in modo fuorviante, reddito minimo, riceverà una dote di 120 milioni per il reddito d’inserimento nelle grandi aree metropolitane. Queste risorse saranno reperibili attraverso un aumento del contributo di solidarietà, pari al 6% per le pensioni 14 volte sopra il minimo (a partire da circa 90mila euro), al 12% per le pensioni tra le 14 e le 20 volte il minimo (a partire da circa 128mila euro) e al 18% per quelle comprese tra le 20 e le 30 volte il minimo (circa 193mila euro). Il fondo povertà riguarderà anche la «sperimentazione di misure di sostegno alla inclusione minima», passaggio dal quale nasce il poco rappresentativo appellativo assegnatogli dai media. Al pacchetto relativo ai fondi si aggiungono i 68 milioni, ottenuti attraverso la riduzione del finanziamento pubblico ai partiti, messi a disposizione del recupero del territorio e della messa in sicurezza delle zone colpite da calamità naturali (Sardegna esclusa, per la quale sarà prevista uno stanziamento ad hoc), e 8 milioni dedicati al Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Viene inoltre cancellata la norma, voluta dal governo Monti nell’ambito della spending review, che prevedeva la chiusura o la vendita obbligatorie per le aziende dei Comuni fino a 50.000 abitanti e la privatizzazione delle società strumentali (quelle che lavorano quasi solo con la Pubblica amministazne controllante). Gli enti che possiedono società in perdita saranno però costretti ad accantonare fondi e a chiudere, obbligatoriamente, dal 2017, le aziende con bilanci in rosso per quattro anni consecutivi. Anche i manager e gli amministratori, responsabili di società controllate, rischieranno, in caso di perdita per due anni consecutivi, il licenziamento “per giusta causa” o il ridimensionamento del loro compenso per un massimo del 30%. Infine 100 milioni di euro saranno risparmiati grazie alla razionalizzazione delle pratiche elettorali, la semplificazione delle schede, la diminuzione degli spazi pubblicitari gratuiti per la cartellonistica elettorale e la riduzione ad un solo giorno delle consultazioni elettorali e referendarie, con l’apertura ai seggi dalle ore 7.00 alle 23.00.

 

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