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Un piano contro la povertà

di Giampiero Francesca

tasche_vuote_crisi_economica_povertàSono quasi cinque milioni (4.814.000) gli italiani in condizione di povertà assoluta, secondo i dati ISTAT relativi al 2012, e oltre nove milioni (9.536.000) quelli in povertà relativa. Dati che spaventano, se si considera che, quasi un quarto della popolazione italiana (23,8%), è costretta a confrontarsi con una condizione di grave difficoltà economica e sociale. Davanti ad un quadro così complesso e drammatico urgono risposte concrete, in grado di risollevare la situazione e sgombrare il campo da facili demagogie, prima fra tutte quella relativa ad un impossibile reddito di cittadinanza. Proprio per fronteggiare il problema il ministro Giovannini creò, la scorsa estate, una Commissione che studiasse nuove forme di sostegno contro la povertà. Commissione di cui oggi, si torna a parlare, dopo l’inserimento, nel maxiemendamento alla Legge di stabilità, di 120 milioni al fondo per la povertà. Quali sono state, infatti, le conclusioni della Commissione? E come si inseriscono, in questi risultati, gli stanziamenti decisi dal governo Letta? Il SIA (Sostegno di inclusione attiva) è la risposta che gli esperti selezionati dal ministro Giovannini hanno proposto per arginare il dilagare della povertà in Italia. Nel rapporto “Verso la costruzione di un istituto nazionale di contrasto alla povertà” si specifica chiaramente che il SIA “non è un reddito di cittadinanza universale incondizionato” in quanto, pur avendo come obiettivo il contrasto della povertà, si rivolge solamente ai singoli e alle famiglie effettivamente povere. Il principio al quale risponderebbe questa misura sarebbe dunque quello dell’uguaglianza di fronte al bisogno. “Il livello di riferimento del SIA”, spiegano gli esperti, sarebbe “dato dal costo di un paniere di consumo di beni e servizi di mercato e di fruizione di beni pubblici ritenuto decoroso in relazione agli stili di vita prevalenti” e l’ammontare delle prestazioni monetarie erogate pari alla differenza fra le risorse economiche possedute e questo livello di riferimento. Per il calcolo delle risorse economiche non si dovrebbe però fare rifermento all’ISEE (valore che non coglie a pieno la risorse immediatamente spendibili) ma attraverso il reddito familiare complessivo (RC). Suggerisce inoltre la Commissione di introdurre soglie patrimoniali, con particolare riferimento ai beni immobiliari diversi dalla prima casa, in quanto sarebbe “iniquo trattare alla stessa maniera due famiglie che hanno redditi parimenti insufficienti, ma che hanno una dotazione patrimoniale diversa”. Così come sarebbe preferibile legare l’erogazione del sostegno all’analisi del comportamento di consumo delle famiglie considerate povere. Si eviterebbe così di concedere supporto contro la povertà a nuclei la cui evasione fiscale li farebbe apparire poveri per reddito complessivo e soglie patrimoniali, ma che in realtà non lo sono. Una volta identificati i criteri di inclusività spetterebbe ai Comuni accogliere le domande e concorrere agli accertamenti di ammissibilità e, successivamente, all’INPS erogare le prestazioni monetarie attraverso un semplice trasferimento. Questo ultimo passaggio, esplicitato chiaramente dalla Commissione, rappresenta una sonora bocciatura per la carta di debito, il sistema attualmente utilizzato con la Social Card. Il punto debole di questo piano, altrimenti molto efficace, è però il costo dell’operazione che, secondo le stime degli esperti, sarebbe di 7/8 miliardi. Come ipotesi di finanziamento la stessa Commissione individua alcuni potenziali fonti come la riforma delle attuali erogazioni (per un risparmio di circa 2/3 miliardi) e il ridimensionamento di altre prestazioni sociali, come assegni sociali e pensioni integrate al minimo (valutabili intorno ai 2/3 miliardi). Gli esperti fissano inoltre un limite minimo di impegno finanziario, di circa 1,5 miliardi, senza il quale risulta impossibile avviare la riforma. Una cifra spropositata se messa al confronto con i 120 milioni assegnati con la Manovra al Fondo per la povertà. Finisce dunque, per ora, fra le proposte inattuabili la SIA mentre confluiscono nei 500 milioni per la Social Card le risorse rese disponibili nella Legge di stabilità. Restano così nel cassetto le importanti conclusioni della Commissione, mentre si procede con la messa in atto dell’inefficace, stando sempre al parere degli esperti, piano della Carta acquisti.

 

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