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Come cambia Cuba con Raul Castro

di Matteo Buttaroni

l'avanaSi potrebbe quasi dire che a Cuba la vera revoluciòn la stia conducendo Raul Castro, fratello del Leader Maximo, Fidel, subentrato a quest’ultimo nel 2006 quando si dimise dagli incarichi di segretario del Partito Comunista, presidente del Consiglio di Stato, del Consiglio dei Ministri e capo delle forze armate a causa dei suoi problemi di salute. Raul nel 2008 è stato anche eletto presidente, confermando poi il mandato nel 2013. Con la salita ai vertici ha portato una ventata di cambiamenti in un’isola dall’economia chiusa e dai confini ben marcati.
Alcune delle nuove misure attuate hanno riguardato l’apertura alle nuove tecnologie, come l’importazione di dvd, di telefoni cellulari e di computer, e la campagna per l’abbattimento dei tempi burocratici ed atta a sopprimere le inefficienze istituzionali dell’isola.
Il cambiamento più significativo sul piano economico cubano è quello anticipato qualche mese fa dal quotidiano ufficiale Granma. Già da tempo infatti il governo guidato da Raul parla della soppressione del doppio sistema monetario introdotto con la caduta dell’Unione Sovietica, ex alleato e partner commerciale di Cuba. Soffermandoci sui rapporti tra Cuba e Mosca è doveroso sottolineare che la Russia è stata il maggior creditore dell’isola caraibica e a tal proposito a dicembre è stato firmato un accordo per cancellare il 90% del debito da 32 miliardi di dollari che L’Avana ha nei confronti della controparte: Cuba dovrà pagare 3,2 miliardi di dollari entro i prossimi dieci anni affinché la Russia cancelli la parte mancante del debito. Un accordo che ha contribuito ulteriormente ad aprire le frontiere cubane agli scambi commerciali con il Vecchio Continente. Chiusa la parentesi, torniamo al doppio sistema monetario. Quest’ultimo era un espediente che, caduta l’Urss, avrebbe dovuto garantire la continuità dell’economia cubana che nel frattempo aveva perso tutti i partner commerciali. Il sistema prevedeva quindi due monete, il Cuc e il Cup. I primi erano quelli che servivano per far rialzare la Cuba trafitta dalla crisi economica. Si trattava infatti di una moneta che serviva a pagare solo i prodotti importati e i servizi legati al turismo. I secondi, invece, servivano per i beni di prima necessità ed i prodotti locali. Mentre il Cuc vale circa un dollaro il Cup vale appena quattro centesimi di dollaro. L’abolizione di questo sistema dovrebbe far sì che, piano piano, il valore del peso convertibile, quindi del Cuc, sia unificato al valore del Cup. “L’unificazione della moneta e del tasso di cambio – spiegava il Granma al momento dell’annuncio della riforma – non è una misura che risolva da sola tutti i problemi attuali dell’economia, però l’applicazione di questa misura è imprescindibile al fine di garantire il ripristino del valore del peso cubano e delle sue funzioni come moneta, ovvero come unità di conto, mezzo di pagamento e riserva di valore”.
Tuttavia, con il passare del tempo, quello stesso sistema che doveva rappresentare lo schiaffo del governo alla crisi economica, ha anche prodotto effetti negativi. Si è creata infatti una diseguaglianza senza pari tra chi viene pagato in Cup e chi invece ha accesso ai Cuc, ampliando ancor più il divario tra le varie fasce sociali. Dal canto suo, Raul Castro, ha assicurato che la riforma si farà, resta solo da capire quando. Per gli esperti per vederne i risultati bisognerà comunque aspettare almeno due anni dall’entrata in vigore.
Se questa può essere definita – come proposto recentemente da Repubblica – la “Riforma delle Riforme” vediamo cos’altro è cambiato a Cuba negli ultimi tempi. Una riforma importante è quella riguardante l’apertura delle frontiere. Dal gennaio 2013 i cubani infatti non devono più chiedere né il permesso per lasciare l’isola né tantomeno saranno più necessarie le lettere di invito. Basta dunque un regolare passaporto e il visto. In più, su disposizione del governo, sono stati ampliati da 11 mesi a due anni i tempi di permanenza massima al di fuori del territorio cubano. Una svolta che si è riflessa anche sul mondo dello sport.
Da settembre i giocatori di baseball, chiamati anche i peloteros, possono firmare contratti professionistici, non solo a Cuba ma anche negli Stati Uniti. E’ la fine dunque del dilettantismo tanto osannato, e quindi imposto, da Fidel, secondo il quale ai giocatori non serviva diventare professionisti e guadagnare infinità di soldi per sentirsi appagati, bastava il calore dei loro tifosi cubani. Una filosofia che avrebbe mantenuto gli sportivi lontani dai soldi e dalle facili tentazioni. Una filosofia che costringeva i giocatori a trattenere solo il 15% dei compensi stagionali, ricollocandoli tra i dipendenti statali. Dal settembre del 2013 invece i premi ottenuti dalle competizioni internazionali vengono spartiti interamente all’interno del team sportivo: l’80% è destinato agli atleti, il 15% agli allenatori e il 5% al resto dello staff. Per quanto riguarda invece l’espatrio dei giocatori negli Stati Uniti, è vero che potranno recarsi all’estero, ma temendo un fenomeno di massa il governo ha stabilito che, anche se residenti all’estero, dovranno continuare a pagare le tasse presenti sul territorio cubano.
Altra riforma è quella che regolarizza la professione degli agenti immobiliari: fino ad oggi la compravendita di case veniva gestita interamente dal governo. Inoltre il governo di Raul ha tentato e tenta di dare una spinta al settore privato, tanto che da quando è salito al potere sono nati 440 mila nuovi imprenditori, un dato destinato ad aumentare in modo esponenziale nel 2014. Ad oggi si tratta per la maggior parte di micro imprenditori e si contano ormai decine di lavori diversi da fare a Cuba senza dipendere direttamente dallo Stato.
In questo settore compare però un altro stop da parte del governo (più o meno simile alle tasse imposte agli sportivi cubani all’estero). Il governo ha infatti vietato la vendita dei capi d’abbigliamento esteri a prezzi più bassi di quelli prodotti nell’isola.
Gli ultimi cambiamenti storici giungono dal mercato delle auto e dalla privatizzazione delle compagnie dei taxi. Granma ha infatti annunciato recentemente la liberalizzazione del mercato delle automobili, delle motociclette e dei furgoni a “km 0”. Il governo prima di questa riforma consentiva la compravendita di veicoli solo antecedenti al 1959, quindi pre rivoluzione. Il sogno dei cubani di comprarsi una nuova auto è stato però infranto dai prezzi. Sull’isola infatti le auto costeranno circa dieci volte che in qualunque Paese europeo, un prezzo troppo alto per gli irrisori salari statali di Cuba.
L’ultimo cambiamento portato dall’era di Raul Castro riguarda la privatizzazione dei taxi. Secondo il Granma, i guidatori di taxi non saranno più dipenndenti pubblici ma lavoratori autonomi. Potranno quindi organizzarsi in cooperative e pagare l’affitto dei mezzi allo Stato. Con il fine di unificare ancora di più la moneta, le tariffe potranno esser pagate sia in Cuc che in Cup, come anche in valuta straniera.

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