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In Italia lo stipendio non basta al 12% dei lavoratori

di Matteo Buttaroni

lavoro_imprese-1024x683Solo in Romania e in Grecia la situazione sociale di chi lavora è peggio che in Italia, ma mentre per i primi due Paesi la situazione era analoga già nel 2008, il nostro Paese da quella data è stato protagonista di un vero e proprio declino.
Osservando i dati, lo studio dell’Unione europea sull’occupazione, Employment and Social Developments in Europe Review, ha rilevato che oltre il 12% degli occupati italiani, sebbene percepisca uno stipendio, è a rischio povertà ed esclusione sociale. Una percentuale che in Romania e Grecia supera in entrambi i casi il 14%.
Un contributo negativo a questa situazione è anche dato dal fatto che dal 2010 gli stipendi delle famiglie nell’Unione europea non hanno fatto che diminuire, con cali di oltre il 5% nel giro di due anni in Grecia, Spagna, Italia, Irlanda, Cipro e Portogallo.
Secondo il Rapporto tra il 2008 ed il 2012 l’Europa ha assistito ad una crescita delle persone a rischio di povertà e ed esclusione sociale pari a 7,4 milioni, attestandosi ad oggi a quasi un quarto di tutta la popolazione europea. Ed è proprio l’Italia, insieme a Grecia e Irlanda, che ha registrato l’aumento più marcato di persone in grave difficoltà economica. Non solo. L’Italia detiene la maglia nera per le possibilità di trovare un altro lavoro in caso di licenziamento. Possibilità che rasentano il 14-15%, ponendo l’Italia in fondo alla classifica europea.
Commentando i dati emersi dal Rapporto, il commissario europeo per l’occupazione, Lazlo Andor, ha detto che “per una ripresa duratura, che non si limiti soltanto a ridurre la disoccupazione, ma faccia anche diminuire la povertà, è doveroso preoccuparsi non solo della creazione di posti di lavoro, ma anche della loro qualità”.
Quasi in contemporanea, l’Ocse ha diffuso i dati sull’occupazione nel terzo trimestre che, mentre nell’area è aumentata dello 0,1% raggiungendo il 65,2%, in Italia è scesa dello 0,2% arrivando a 55,4%. Nell’Eurozona il tasso di occupazione è salito dello 0,1% al 63,5%, rimanendo comunque più bassa dello 0,3% rispetto allo stesso eriodo dell’anno precedente. In Giappone il tasso di occupazione è cresciuto dello 0,3% al 71,8%, nel Regno Unito dello 0,2% al 70,8% e negli Stati Uniti dello 0,1% al 67,4%. E’ sceso invece in Canada dello 0,2% al 72,4%. Gli aumenti più significativi si registrano in Portogallo, dello 0,7% al 61,3%; in Slovenia, dello 0,7% al 63,7%; in Irlanda dello 0,6% al 60,7%; in Israele, dello 0,6% al 67,3% e in Nuova Zelanda dove si è registrato un aumento dello 0,5% al 73,2%.
I peggiori andamenti sono stati riscontrati in Estonia, dove si evidenzia un calo dell’1,1% al 67,9%; in Turchia del 0,5% al 49,2%; nei Paesi Bassi, dello 0,4% al 74,0% e in Danimarca, con un calo dello 0,4% che fa attestare il tasso di occupazione al al 72,4%.

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