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Paesi dove l’omosessualità è (ancora) reato

di Mirko Spadoni

omosessualiIn India l’omosessualità è ancora un reato. Questa è la conseguenza principale della decisione della Corte Suprema indiana che martedì ha ammesso di non avere l’autorità per poter abolire – o modificare – la Section 377, ovvero una vecchia legge risalente al 1861, quando il Paese era sottoposto al dominio coloniale britannico. La norma prevede pene fino a dieci anni di detenzione per “chiunque abbia volontariamente relazioni carnali contro l’ordine naturale con qualsiasi uomo, donna o animale sarà punito” con pene varianti fra alcuni anni di prigione e l’ergastolo, “e multato”. “E’ una vecchia legge d’epoca vittoriana che fu esportata a tutte le colonie dell’Impero Britannico”, ha spiegato qualche tempo fa Boris Dittrich, direttore del programma di difesa della comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) di Human Rights Watch. “Oltre all’India – proseguiva Dittrich – era in vigore anche in Giamaica e le altre isole dei Caraibi”. Le cosiddette buggery laws che punivano – in genere – solamente i casi di omosessualità maschile.
Ma l’India non è un caso isolato, anzi. Molti altri sono i Paesi che considerano l’omosessualità alla stregua di un reato: ben 76, secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2011. Ma ciò che desta maggior preoccupazione è l’atteggiamento di molti di questi Paesi che – lontani dall’abolire tali norme – hanno preferito inasprire le pene. Ecco alcuni tra i casi più emblematici (o eclatanti, se volete). In Camerun – ad esempio – le pene per chi viene condannato perché omosessuale sono diverse: si passa da una multa per arrivare fino ad una condanna con un massimo di cinque anni di reclusione. E’ bene però mettere in evidenza un aspetto: secondo la legge camerunense, un uomo può essere punito anche solo per essersi scambiato un SMS affettuoso con un’altra persona dello stesso sesso.
Nel mese di dicembre aveva fatto parlare di sé la controversa legge contro l’omosessualità approvata dal Parlamento dell’Uganda, con pene fino all’ergastolo per i recidivi. Una norma durissima, che non ha però trovato il favore del presidente ugandese Yoweri Museveni, il quale si è rifiutato di promulgarla. Gli omosessuali sono “malati, non si possono uccidere i malati. Le persone riconosciute colpevoli di pratiche omosessuali non possono essere imprigionate a vita”, aveva detto un suo portavoce, spiegando il perché di tale decisione.
Questi sono solo alcuni degli esempi: in Africa, sono ben 38 gli Stati dove l’omosessualità viene riconosciuta come reato. C’è poi la Giamaica, ovvero una delle undici ex colonie dell’Impero britannico. Qui, nessuno ha mai provveduto ad abolire le cosiddette buggery laws, che puniscono l’omosessualità con una pena massima di dieci anni di lavori forzati. C’è però da sottolineare che nella pratica, la legge – approvata nel lontano nel 1861 – non è stata quasi mai applicata.
Tornando dall’altra parte dell’Oceano, i casi più emblematici – complice anche la visibilità dei paesi in questione – sono quelli di Iran e Qatar. Secondo il codice penale della Repubblica Islamica iraniana, l’omosessualità (quella maschile, definita lavat) è punibile anche con la morte. Pene meno severe, ma comunque durissime, sono riservate a che viene giudicato colpevole per essersi baciato in pubblico con una persona dello stesso sesso: sessanta frustate. Nel maggio del 2012, Teheran ha deciso di inasprire ulteriormente le condanne. Il motivo: poter punire, oltre agli atti, anche la semplice identità omosessuale. La pena va dalle 31 alle 74 frustate. Nell’aprile del 2012, l’ayatollah Abdollah Javadi-Amoli della città di Qom sostenne che “nemmeno animali come i cani e i maiali compiono questo atto disgustoso”. Mentre l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad sosteneva che l’omosessualità fosse “una cosa che nel nostro paese non esiste”. Un giornalista iraniano, che aveva intervistato diversi omosessuali iraniani per dimostrare la falsità delle dichiarazioni in questione, è stato condannato a 60 frustate e quattro anni di detenzione.
Ha scatenato molte polemiche anche il caso del Qatar. All’indomani dell’assegnazione dei Mondiali di calcio del 2022, la comunità internazionale ha condannato duramente il piccolo emirato, dove gli omosessuali possono essere puniti con sette anni di prigione o anche con l’ergastolo nel caso in cui una delle parti avesse meno di 16 anni di età. Ma il codice penale qatarino viene affiancato dalla legge islamica (la Sharia) e che viene applica solo e soltanto ai musulmani. E così una persona sposata che si rende “colpevole” di omosessualità può essere condannata a morte.

 

1 Commento per “Paesi dove l’omosessualità è (ancora) reato”

  1. Siete degli buggiardi. Non c’e l’omosessualità reato, la sodomia e reato. Voi condenatte a gli bambini a una vita di sodomia, invece del amore. Cercate mi articulo, “Pinning anal sex on the Greeks” si volete delle esplicazioni.

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