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Quanto incide il marketing nei ricavi di un club calcistico

di Mirko Spadoni

1280px-Barcelona_332Il 21 settembre sarà un giorno significativo per il Real Madrid. Il presidente Florentino Perez presenterà all’assemblea dei soci un fatturato record pari a 603,9 milioni di euro (+10,9% rispetto alla scorsa stagione) con il 32% dei ricavi complessivi riconducibile al marketing, secondo quanto riferito da Marca. Il bilancio del Real conferma un trend comune a molti club europei, i cui ricavi “da sponsor e attività commerciali” ricoprono un ruolo fondamentale.
Al primo posto, secondo l’indagine della Football Money League della Deloitte, c’è il Paris Saint-Germain con 254,7 milioni di euro (ovvero il 63,9% dei ricavi complessivi), “frutto – sostiene il Corriere dello Sport – di una serie di operazioni intra-gruppo della proprietà qatariota del club (certamente non in linea con i dettami del fair play finanziario)”. Secondo il Bayern Monaco con 237,1 milioni di euro (55%), che precede così il Real Madrid e il Manchester United. Rispettivamente a 211,6 milioni (40,9%) e 177,9 milioni di euro (42%).
“I ricavi da sponsor e attività commerciali” giocano tuttavia un ruolo fondamentale anche per i club con ricavi complessivi minori rispetto ad alcune società italiane. Ad esempio, l’Atletico Madrid ha un giro d’affari minore rispetto alla Roma: 124,4 contro 120 milioni di euro. Eppure in proporzione il club spagnolo ricava “da sponsor e attività commerciali” leggermente di più rispetto ai giallorossi: il 30,9% contro il 33,3%.
Emergono così realtà in netto contrasto con quella italiana, dove – tanto per fare un esempio – sette squadre della Serie A non hanno uno sponsor sulle proprie maglie da gioco (Cesena, Fiorentina, Genoa, Lazio, Palermo, Roma e Sampdoria) e dove alcuni fornitori tecnici vendono meno rispetto all’estero. “Per quanto riguarda il 2014-15 faremo il 30% del fatturato in Italia ed il 70% all’estero”, ha ammesso solo qualche giorno fa all’agenzia di stampa Adnkronos l’amministratore delegato di Macron, Gianluca Pavanello.
Una performance inevitabile, del resto. I club italiani fanno i conti con un pubblico sempre meno propenso ad accomodarsi sugli spalti di uno stadio (una stima del Corriere della Sera pronosticava circa 50 mila abbonamenti in meno rispetto allo scorso anno) e sempre meno disposto ad acquistare un gadget della propria squadra del cuore: il 77% ha ammesso di non spendere niente per comprare un prodotto ufficiale, secondo quanto rilevato dall’Eurispes nel suo Rapporto Italia 2013.
All’estero le cose vanno diversamente. E così molti club sono stati in grado di investire oltre 100 milioni di euro nell’ultima sessione di mercato. Ad esempio, il Manchester United ne ha spesi più di chiunque altro: 193 milioni. Una spesa forse inevitabile: quest’anno, i Red Devils devono – necessariamente – conquistare la qualificazione alla prossima Champions League. In caso contrario le ricche sponsorizzazioni di Adidas (94 milioni l’anno a partire dalla prossima stagione) e Chevrolet (57 milioni annui) verranno decurtate. Moltissimi soldi sono stati investiti anche dal Barcellona (157 milioni, oltre 100 dei quali sborsati per acquistare il duo Luis Suarez-Jeremy Mathieu) e dal Liverpool (151 milioni di euro). Ma hanno superato ‘quota 100’ anche Real Madrid (123), Atletico Madrid (110), Chelsea (107) e Arsenal (102).

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