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L’economia Usa, dai consumi al petrolio

di Fabio Germani

petrolioLa differenza sta nella tempistica. Perché quello che si credeva possibile entro il 2020, in verità potrebbe avvenire a giorni. Facciamo un passo indietro. Era il 2012 e l’Aie, l’Agenzia internazionale dell’energia, nel suo rapporto World Energy Outlook immaginava il primato degli Stati Uniti nella produzione di petrolio nell’arco di otto anni, all’incirca. In questi giorni la stessa Agenzia ha diffuso dei dati inequivocabili per cui il sorpasso ai danni dell’Arabia Saudita è atteso al più tardi il prossimo mese. Un eventuale cambio ai vertici non si verificava dal 1991. Nel mese precedente la produzione dell’Arabia Saudita era stata di 9,7 milioni di barili al giorno mentre quella della Russia, nel mese di riferimento, era stata di 10,1 milioni. Tanto per rendere l’idea: nel 2008 gli Stati Uniti si fermavano a cinque milioni di barili; all’inizio di settembre la produzione era già a 8,87 milioni. E durante il periodo estivo è stato un testa a testa tra Stati Uniti e Arabia Saudita (11,5 milioni di barili al giorno). Dunque le cifre statunitensi, secondo l’Aie, sono destinate a crescere ancora e a superare quelle di sauditi e russi. Numeri che permetteranno agli Stati Uniti di diventare i primi produttori di greggio (e di etano e di propano) al mondo.

Usa vs. Cina
In generale l’economia statunitense sta vivendo un momento positivo. La pensa in questo modo JP Morgan secondo cui in proiezione viaggia su migliori performance. La crescita americana infatti, nel secondo trimestre dell’anno, ha accelerato rispetto ai livelli del 2011 (Pil +3,2%). L’altra faccia della medaglia è Pechino che al contrario sta registrando un tasso di crescita inferiore al 7,5%, soglia che il governo cinese aveva fissato come obiettivo per il 2014.

Consumi
Rilevante, inoltre, la ripresa dei consumi. Le spese personali dei consumatori americani, infatti, nel mese di agosto sono aumentate dello 0,5%, come riferito dalla National Association of Realtors. Si tratta di un dato che è superiore alle attese degli analisti, convinti invece di rilevare nel periodo un +0,3%. I redditi sono saliti dello 0,3%, mentre i compromessi per l’acquisto di case esistenti sono calati dell’1%. Per quello che conta, che i consumi abbiano registrato un costante, seppur lieve, incremento negli ultimi mesi è reso evidente anche dai segmenti di mercato più fiorenti. Un esempio è quello degli smartphone, porzione che fattura negli Stati Uniti qualcosa come 75 miliardi di dollari (il 9,5% in più rispetto al 2013). Anche i cittadini con redditi inferiori sembrano non rinunciare allo smartphone.

Come cambiano i ricchi
Curiosità, infine, giunge dalla consueta classifica Forbes degli uomini più ricchi. Non tanto per i nomi in lista, grosso modo i soliti: Bill Gates al primo posto (81 miliardi), Warren Buffett al secondo (67 miliardi) e Larry Ellison, il fondarore di Oracle, al terzo (50 miliardi). Piuttosto, a destare interesse, sono i settori evidenetemente più redditizi. Oggi sono poche le persone che entrano nella speciale classifica di Forbes grazie ad un’eredità, in compenso aumentano quelle che rappresentano il campo degli investimenti (92). A seguire la tecnologia (52) e alimentari (30). È uno spaccato di come l’economia cambia spunti di interesse e modelli di business. Basti pensare che tra i nuovi ingressi spiccano quelli di Jan Koum, fondatore di WhatsApp (7,6 miliardi), e Travis Kalanick, fondatore di Uber (3 miliardi). E Mark Zuckerber ha raddoppiato nel giro di un anno la propria ricchezza. Ora si attesta a 34 miliardi di dollari.

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