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L’incertezza fa crescere i risparmi

risparmio_crisi_famiglieLa ripresa c’è, ma è debole e il rischio di “stagnazione secolare” non è un’ipotesi tanto remota. Parola di ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. I consumi sono intanto ripartiti: per il Centro Studi di Confindustria l’aumento della spesa delle famiglie nel 2015 sarà dello 0,9% (per poi crescere ancora nel biennio a seguire) e quello che si appresta ad arrivare, sottolinea invece Confcommercio, sarà il primo Natale con i consumi in crescita dopo sette anni di scelte oculate.
Gli italiani, nel frattempo, hanno evidenziato comportamenti cautelativi negli anni della crisi, abitudini che però hanno trovato conferma nell’ultimo periodo, quasi a ribadire una percezione di incertezza dura a diminuire, come osservato nell’ultimo rapporto annuale del Censis.
L’istituto di ricerca afferma che “continua a gonfiarsi la bolla del cash cautelativo”. Le condizioni socioeconomiche del paese – pur rilevando miglioramenti in molti indicatori, compresi quelli relativi al mercato del lavoro – devono convincere ancora poco. Di conseguenza tanti cittadini preferiscono in larga parte intraprendere percorsi più sicuri e accantonare, almeno per il momento, qualsiasi opportunità di rischio.
Ad esempio, spiega sempre il Censis, la composizione del portafoglio delle attività finanziarie delle famiglie italiane mostra questa tendenza difensiva. Così tra il 2007 e il 2014 sono cresciuti i depositi bancari e contestualmente sono crollate le azioni.
Sono diversi gli studi che nel corso del 2015 hanno confermato il trend: nell’ultimo anno i risparmi delle famiglie sono infatti cresciuti. Anziché spendere il proprio denaro, gli italiani preferiscono tenerlo a portata di mano in contanti (o fermo su un conto corrente), pronto all’uso in caso di necessità. Il risparmio, quindi, per dirla di nuovo con il Censis, “è ancora la scialuppa di salvataggio nel quotidiano, visto che nell’anno trascorso 3,1 milioni di famiglie hanno dovuto mettere mano ai risparmi per fronteggiare gap di reddito rispetto alle spese mensili”.
Il ricorso agli investimenti ha riguardato perlopiù il mattone, come dimostrato dall’aumento delle richieste di mutui (+94,3% nel periodo gennaio-ottobre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014) e dall’andamento delle transazioni immobiliari (+6,6% di compravendite di abitazioni nel secondo trimestre del 2015 su base annua).
I dubbi sulla robustezza della ripresa restano, insomma. Mentre la Fed aumenta il tasso di riferimento in un graduale processo di normalizzazione della politica monetaria, la Bce continua a non escludere ulteriori interventi. E nell’ultimo bollettino economico sull’Eurozona l’istituto di Francoforte avverte che “i rischi al ribasso” possono minare la risalita. Ad ogni modo la ripresa dell’attività economica proseguirà e il sostegno della domanda interna arriverà proprio dalle misure di politica monetaria e altri fattori (come i bassi prezzi del petrolio).

 

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