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Segnali di ripresa nel Mezzogiorno

sud_mezzogiornoIl 2016 potrebbe essere l’anno della svolta per il Sud Italia? Potrebbe, sì, a patto che alcune annose questioni vengano risolte e che, soprattutto, si acceleri sul fronte degli investimenti. Perché quest’ultimo aspetto è stato il più drammatico per il paese negli anni della crisi, a maggior ragione nel Mezzogiorno.
Eppure si cominciano a intravedere, in linea con il resto dell’Italia, degli spiragli positivi anche per il Sud. Il Pil del Mezzogiorno, infatti, dovrebbe attestarsi a +0,2% quest’anno. Non molto, ma pur sempre un segnale di ripartenza come osservato da Confindustria e Srm (Centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo), che dovrebbe poi consolidarsi nel 2016 quando la crescita sarà dell’1%.
Il dato non deve essere sottovalutato, molto più che segue le precedenti stime dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez) secondo cui il Sud metterà a segno un +0,1% a fine anno (contro il -1,3% del 2014).
A giovare, ricordava lo Svimez, la lieve risalita dei consumi, ma nell’insieme è l’occupazione a segnare i risultati più confortanti. Non si può certo parlare di ripresa: l’Istat osserva nel consueto annuario statistico come il divario Nord-Sud in termini occupazionali sia di circa venti punti. Il tasso di occupazione si attestava nel 2014 al 64,3% al Nord, al 41,8% nel Mezzogiorno.
Tuttavia è cresciuto il clima di fiducia delle imprese meridionali, sottolinea Confindustria, e ciò deve avere influito positivamente sull’aumento dell’occupazione (+136 mila occupati nei primi nove mesi dell’anno), per un totale di quasi sei milioni di occupati nelle regioni del Sud. Né si possono trascurare gli sgravi contributivi adottati dal governo, che sicuramente hanno incentivato le imprese ad assumere.
Sul fronte delle imprese, inoltre, a sostenere il manifatturiero meridionale, è stato l’export che, rispetto al terzo trimestre del 2014, ha evidenziato un incremento del 3,1%, sostenuto dal +26,3% dei mezzi di trasporto e dalla crescita dell’agroalimentare (+9%). Nei primi nove mesi dell’anno, poi, le esportazioni sono state pari, in valore, ad oltre 31,4 miliardi di euro, vale a dire oltre un miliardo in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Come si diceva all’inizio non si può parlare, ancora, di ripresa vera e propria. Il problema della disoccupazione – che resta su livelli decisamente alti – riguarda soprattutto i giovani (ben rappresentata, osserva Confindustria, dal 38,9% di NEET meridionali). In più, per far ripartire l’economia del Mezzogiorno è opportuno rilanciare gli investimenti, pubblici e privati. Dal picco del 2007 gli investimenti fissi lordi sono calati di oltre 34 miliardi di euro, toccando nel 2014 il valore minimo di 55 miliardi. In particolare i cali hanno interessato l’industria e le costruzioni.

 

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