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Ancora difficoltà per le imprese artigiane

artigiani_cgia_lavoroLa caduta dei consumi e la lenta ripresa degli stessi, insieme all’aumento della pressione fiscale e al credit crunch, hanno messo non pochi bastoni tra le ruote delle imprese nel corso della crisi economica. Basti pensare che, nonostante il calo dei fallimenti registrato nel corso del 2015, il numero delle aziende che hanno dichiarato default è ancora il doppio rispetto al 2008. E se c’è un settore che ha subìto maggiormente gli effetti della congiuntura negativa, quello è l’artigianato.
Secondo i calcoli della Cgia di Mestre tra l’inizio del 2009 e la fine del 2015 il numero delle imprese artigiane attive è diminuito di 1,350 milioni di unità, riportando un calo di 116mila solo negli ultimi dodici mesi e rendendolo, di fatto, l’unico settore ancora in forte contrazione insieme a quello dell’agricoltura e a quello delle estrazioni di minerali.
Tra i comparti dell’artigianato quelli più in difficoltà sono l’edilizia e i trasporti, con cali di imprese attive pari rispettivamente e a 65.455 e 16.699 unità. Male anche le imprese metalmeccaniche, per le quali si è registrato un calo di 16.681 unità (di cui 12.556 per i prodotti in metallo e 4.125 per i macchinari), e quelle del legno e della produzione di mobili, -11.692.
Bene invece parrucchieri ed estetiste, con un aumento delle imprese attive di 2.180 unità, gelaterie- rosticcerie e street food, con 3.290 imprese in più, e le aziende attive nella pulizia e nel giardinaggio, cresciute di 11.370 unità.
La ripresa a fasi alterne è testimoniata anche dal séntiment delle imprese: secondo l’Istat la fiducia delle aziende italiane a gennaio è scesa nuovamente (per il terzo mese consecutivo), attestandosi a 101,5 punti dai 105,6 di dicembre. Non solo, il recente andamento dell’economia italiana – con un Pil in rallentamento trimestre dopo trimestre – sembra scongiurare l’ipotesi di una ripresa stabile per l’anno in corso, tanto da crederlo tre piccole e medie imprese su cinque.

 

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