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Il 41,6% dei disoccupati diventa inattivo

lavoro_crisi_disoccupazioneOltre quattro disoccupati italiani su dieci, tra il secondo e terzo trimestre del 2015, sono entrati a far parte degli inattivi (ovvero quegli individui che non hanno un lavoro né tantomeno lo cercano), registrando il dato peggiore d’Europa.
Secondo uno studio dell’Eurostat, infatti, mentre la quota di persone che hanno effettuato questo passaggio in Italia si attesta al 41,6%, nell’Unione europeo il dato si ferma ad appena il 19,4%.
E mentre il dato italiano dei “rinunciatari” risulta più elevato rispetto alla media europea, è più basso quello relativo ai disoccupati che trovano lavoro: sempre nello stesso periodo gli italiani che sono passati dalla categoria dei disoccupati a quella degli occupati sono il 14,3% del totale degli individui in cerca di un’occupazione, contro il 17,9% rilevato in Europa. Di contro nel nostro Paese rimane disoccupato il 44,2% (contro il 62,7% dell’Ue), con un conseguente aumento di inattivi (appunto al 41,6%).
In effetti, guardando alle serie storiche dell’Istat – relative all’andamento di disoccupati, occupati e inattivi – si nota che in molti mesi del 2015 ad un calo delle persone in cerca di lavoro non coincideva un aumento netto degli occupati, bensì un aumento degli inattivi: a marzo 2015 per esempio (il mese con la variazione negativa del numero dei disoccupati più marcata) mentre il numero delle persone in cerca di lavoro è sceso del 6,1%, gli occupati sono diminuiti dell’1,4% con un conseguente aumento degli inattivi dell’1,5%. Stessa dinamica, anche se con valori di minor entità, si è verificata a settembre (-2,4% dei disoccupati, -0,1% degli occupati e +0,4% degli inattivi), a ottobre (rispettivamente -2,2%, -0,5% e +0,6%) e a dicembre (-1,4%, -0,1% e +0,2%).
Tornando allo studio dell’Eurostat, dopo l’Italia – nella graduatoria per il numero maggiore di disoccupati diventati in attivi – troviamo sul podio la Finlandia, con il 34%, e la Lettonia, con il 28,9%, mentre al capo opposto la Grecia, con il 0,4% (ma con il 93,6% dei disoccupati che rimangono tali), la Slovacchia, con il 2,2% (ma con l’87,6% dei disoccupati rimasti nella stessa categoria tra secondo e terzo trimestre) e la Lituania, con il 5,3%.

 

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