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In crescita gli investimenti all’estero delle imprese italiane

SOLDIQuello della Lavazza – il gruppo torinese ha annunciato l’acquisizione della francese Carte Noire per 700 milioni di euro – è soltanto uno degli ultimi investimenti di un’impresa italiana all’estero.
Un’analisi del Centro Studi Impresa Lavoro sottolinea che dagli anni Novanta ad oggi il flusso degli IDE – ovvero gli investimenti diretti all’estero volti all’acquisizione di partecipazioni di controllo di un’azienda straniera o alla costituzione di una filiale all’estero (investimento “greenfield”) – delle imprese italiane è stato superiore a quello degli IDE in entrata.
Dunque le aziende italiane investono le proprie risorse per acquisire il controllo (parziale o totale) di imprese straniere in misura maggiore rispetto alle concorrenti straniere che fanno investimenti in Italia, la maggior parte delle quali provengono dall’UE (60%) e dall’America del Nord (20%).
Dal 2008 in poi, la differenza tra gli investimenti italiani oltre confine e quelli esteri indirizzati in Italia è cresciuta sensibilmente, passando dai 28,1 miliardi del 2007 agli 82,3 del 2008 fino ai 143,9 miliardi di euro del 2014, un anno durante il quale le imprese italiane investirono all’estero 547,6 miliardi contro i 403,7 miliardi delle aziende straniere in Italia.
Nell’analizzare l’andamento degli IDE, il Centro Studi Impresa Lavoro sottolinea che la letteratura economica sostiene che quest’ultimi garantiscono a un’impresa diversi vantaggi. Quali? Abbassare i costi di produzione e quelli di trasporto, riducendo la distanza con i clienti e superando eventuali barriere doganali, assicurarsi l’approvvigionamento di materie prime o risorse scarse nel proprio Paese e acquisire brevetti, tecnologie e conoscenze.
Tuttavia anche l’economia destinataria degli IDE ottiene dei benefici che vanno dal sostegno della domanda interna all’arricchimento di personale qualificato e di aziende competitive. Del resto, stando al rapporto dell’ICE (Italia Multinazionale 2014), le filiali delle imprese multinazionali fanno registrare prestazioni superiori rispetto alle imprese domestiche, grazie alle maggiori capacità manageriali, competenze, tecnologie e ai vantaggi di scala e di network.

 

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