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Così la risalita dell’economia italiana

di Matteo Buttaroni

crisi-economica3I dati diffusi dall’Istat riguardo l’andamento del Pil italiano nel primo trimestre mostrano ancora una volta una ripresa fragile. Se, in effetti, il Paese sembra esserci lasciato alle spalle la crisi economica, mettendo a segno lievi segnali incoraggianti anno dopo anno, i confronti congiunturali di alcuni indicatori lasciano ancora a desiderare.
Mentre tra il periodo gennaio-marzo 2015 e il medesimo trimestre dell’anno in corso il Pil è cresciuto dell’1% (dopo il +1,1% del quarto trimestre del 2015, dato in forte accelerazione rispetto al +0,8% del terzo), mostrando quindi più dinamicità rispetto ai primi trimestri del 2015, il progresso congiunturale risulta più esiguo, +0,3%, una crescita simile a quella che ha interessato i trimestri precedenti e inferiore a quella che interessato il primo trimestre del 2015 (+0,4%).
Una dinamica simile ha interessato la produzione industriale: le ultime rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica mostrano infatti un progresso di 1,6 punti percentuali rispetto al gennaio-marzo del 2015 e un più lieve +0,7% sull’ultimo trimestre del 2015. Non che il dato sia negativo, ma osservando le serie storiche si può notare, anche in questo caso, un andamento altalenante della crescita congiunturale: nel trimestre precedente l’indice è sceso dello 0,1%, in quello prima si è registrato un +0,4% e nel secondo un +0,7%.
Nei mesi scorsi, nonostante alcuni progressi, si è assistiti ad una tendenza poco incoraggiante anche sul fronte del mercato del lavoro. Diverse rilevazioni, infatti, mostravano sì cali del numero dei disoccupati, ma allo stesso tempo non aumentavano gli occupati, bensì gli inattivi (ovvero quella categoria che non rientra nella forza lavoro, semplicemente perché non lo cercano). Non a caso, nel corso del 2015, il tasso di inattività è cresciuto sette mesi su dodici, mentre quello di occupazione solo cinque (il più delle volte riportando variazioni minime). Tuttavia, da questo punto di vista, gli ultimi dati dell’Istat fanno ben sperare: a marzo il tasso di disoccupazione è sceso dello 0,3% rispetto a febbraio e dell’1,1% rispetto a marzo 2015 (attestandosi all’11,4%), quello di occupazione è salito dello 0,2% congiunturale e dello 0,9% tendenziale (al 56,7%), mentre quello di inattività è diminuito, rispettivamente, dello 0,1% e dello 0,2%.
Che la ripresa stenti a farsi sentire lo dimostrano anche i dati relativi al sentiment. La fiducia dei consumatori è scesa a 114,2 punti ad aprile, dai 114,9 di marzo, con un decremento particolarmente marcato per quella relativa alla situazione economica del Paese, da 142,7 a 140,5.
Preoccupazioni in più arrivano poi dall’andamento dei prezzi al consumo. L’ultimo resoconto dell’Istat, relativo ad aprile, mostra infatti un calo dello 0,1% su base mensile e un più pesante -0,5% sullo stesso mese dello scorso anno. L’inflazione acquisita per il 2016 rimane quindi in territorio negativo: -0,5%, ovvero in deflazione.

 

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