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Perché il mercato del lavoro mostra nuova vitalità

lavoro_disoccupazioneIl mercato del lavoro dà segnali di nuova vitalità in Italia e nell’Eurozona. Nell’area della moneta unica il tasso di disoccupazione resta stabile sul mese precedente, ma in calo dall’11% di un anno prima. In Italia, invece, è salito all’11,7%, ma diverse dinamiche fanno osservare un andamento migliore rispetto al recente passato. Il dato più confortante è quello relativo agli inattivi (15-64 anni), coloro che non lavorano né sono in cerca di occupazione. In un mese, da marzo ad aprile, sono diminuiti di 113 mila unità (-0,8%), con una variazione più marcata per la componente femminile (-69 mila; -44 mila tra gli uomini). Soltanto pochi giorni fa l’Eurostat ha ricordato che alla fine del 2015 i disoccupati che in Italia sono passati ad una condizione di inattività rappresentavano il 36,5% del totale, la percentuale più alta nell’Ue (la media europea si attestava al 18,4%). Da aprile 2015, tuttavia, la diminuzione è stata di 292 mila unità.
A questo elemento va sommata la crescita contestuale degli occupati e del tasso di disoccupazione, circostanza che mostra una maggiore partecipazione al mercato del lavoro. Così gli occupati in un anno aumentano di 215 mila unità, un incremento che interessa entrambe le componenti, ma in maniera più evidente quella maschile. Gli uomini occupati in più sono 145 mila, le donne 71 mila.
È la ripartizione per fasce di età a celare qualche dato meno positivo. Sostanzialmente in tutte le classi si osserva un trend al rialzo (in particolare, al solito, tra gli over 50), mentre nella fascia 35-49 anni la diminuzione degli occupati in un anno è di 125 mila unità (-1,2%). Allo stesso tempo, però, diminuisce anche in questo segmento la quota di inattivi (-3,8% su base annua). Tra i più giovani (15-24 anni), invece, l’aumento rispetto al 2015 è pari a 74 mila unità.
Tornando al dato europeo, la situazione occupazionale giovanile mostra un buon andamento anche nell’Eurozona. Tra i 15-24enni il tasso di disoccupazione scende al 21,1% da aprile 2015, quando l’indicatore si attestava al 22,5%.

 

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