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La partecipazione al mercato del lavoro

sicurezza_lavoroI miglioramenti del mercato del lavoro registrati nel mese di aprile sembrano andare nella direzione prevista per il 2016, con il tasso di disoccupazione che resterà sostanzialmente alto (oltre l’11%), ma comunque in discesa rispetto agli anni precedenti e che consolida il trend, seppur lieve, già avviato nel 2015.
Anche la Banca d’Italia, ad esempio, ha osservato che con il ritorno alla crescita si è consolidato l’anno scorso l’aumento dell’occupazione, circostanza inoltre favorita dagli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato in vigore dall’inizio dell’anno e, “in misura inferiore ma non trascurabile”, della revisione della disciplina sui licenziamenti contenuta nel Jobs Act.
L’aspetto particolarmente positivo degli ultimi dati Istat su occupati e disoccupati riguarda la partecipazione al mercato del lavoro. Vero che il tasso di disoccupazione è leggermente salito (ora all’11,7%), ma anche il numero degli occupati ha registrato un incremento, mentre sono diminuiti gli inattivi.
Pure in questo caso siamo al cospetto di un’ulteriore conferma. Manteniamo livelli ancora non indifferenti, considerando i tre milioni e mezzo di persone – secondo le recenti stime Eurostat – che in Italia vorrebbero un lavoro pur non cercandolo attivamente (il 14% circa della forza lavoro, il valore più alto in Europa). Eppure già nel 2015 si era osservata una timida inversione di tendenza. L’anno scorso, infatti, il tasso di mancata partecipazione ha mostrato un rallentamento (22,5%, -0,4% sul 2014) per la prima volta dal 2006, quando si attestava al 14,5% (dati Istat).
Per l’Ocse, quest’anno, la disoccupazione scenderà all’11,3%. Intanto i miglioramenti interessano entrambe le componenti, maschile e femminile. Nel confronto con aprile 2015, il tasso di occupazione è cresciuto per gli uomini (+1 punto percentuale) e per le donne (+0,6 punti) mentre quello di disoccupazione è risultato in calo per gli uomini dello 0,6% e per le donne dello 0,2%. Allo stesso modo il tasso di inattività è diminuito tanto per la componente maschile (-0,7%) quanto per quella femminile (-0,5%).

 

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