Deep Web & Dark Web, l’altra faccia della Rete | T-Mag | il magazine di Tecnè

Deep Web & Dark Web, l’altra faccia della Rete

di Umberto Schiavella

internetNon solo armi e droga possono essere trovati nel Deep Web, ma anche video privati, molto privati. E’ il caso di una giovane coppia inglese che, qualche settimana fa, è stata ripresa dalla propria smart tv durante un momento di intimità in salotto. Sono infatti in aumento le inserzioni nel Deep Web che vendono accessi liberi alle webcam presenti nelle nostre case per la gioia dei voyer digitali. E questa è solo l’ultima frontiera, è in questo luogo profondo che si possono smerciare ed acquistare le credenziali delle carte di credito, account di diversi servizi online, dati e informazioni private, dati personali, cartelle cliniche, documenti legali.
In molti confondono il web con Google e cioè scambiano il totale delle pagine esistenti che scaturiscono da una ricerca con quelle che compaiono su Google. In realtà Google non ci mostra tutto il web, ma solo una piccola parte che è stata scaricata sui suoi data center e indicizzata per poi essere messa a disposizione degli utenti per le ricerche, per questo motivo, quando si fa una ricerca su Google non stiamo facendo una ricerca sul web in tempo reale, ma solo sulla quantità di dati e pagine scaricati nei server di Google. Una recente analisi ha dimostrato che online esistono circa 400 miliardi di documenti complessivi e solo 3,9 miliardi di pagine web sono quelle indicizzate da Google. Questo è il Deep Web, cioè l’insieme di tutte quelle pagine non indicizzate dai motori di ricerca perché private, censurate, oppure non indicizzate per motivi legali, pagine alle quali non è possibile accedere senza conoscerne l’indirizzo esatto, ma che possono comunque essere visualizzate da tutti con un normale browser. Il Deep Web è tutto ciò che non è possibile trovare con una normale ricerca in rete ed è nato con lo scopo di permettere l’accesso a determinati contenuti solo per un ristretto numero di utenti. Il termine Deep Web compare per la prima volta nel 2001, ma già se ne parlava nel 1994, proprio in riferimento a quei siti che non potevano essere indicizzati. All’epoca si pensava che il rapporto tra web visibile e web invisibile fosse di 500 a 1, cioè, per ogni pagina pubblica ve ne erano 500 non rintracciabili. Il Deep Web è una vera e propria zona d’ombra dove siti e pagine web si nascondono ai crawler utilizzati dai motori di ricerca o utilizzano una serie di escamotage per non essere rintracciati come: generare documenti in maniera dinamica per mezzo di script lato client, captcha non bypassabili, pagine protette da password e prive di link esterni ed interni, tutti artifici che non fanno altro che isolarne i contenuti nella rete rendendoli accessibili a pochi eletti.
Se il Deep Web rimane nascosto dai motori di ricerca il Dark Web è ancora più oscuro perché non solo fa parte della cerchia dei siti non indicizzati, ma utilizza server proxy e sistemi di crittografia che impediscono ai normali browser di accedervi e ai quali si può arrivare solo disponendo di proxy specifici come Tor o Freenet che rendono anonima la navigazione nascondendo l’indirizzo IP del computer dal quale si sta effettuando la ricerca. Si tratta di un tipo di comunicazione che permette di raggiungere siti web che non sono più disponibili in una determinata area geografica perché ritenuti potenzialmente dannosi o pericolosi da un governo specifico o può essere anche usato quando non si vuole lasciare traccia della propria attività in rete per motivi di privacy o sicurezza evitando così di essere rintracciati. Ed è proprio grazie alla garanzia dell’anonimato che esistono pagine web i cui contenuti sono illegali e/o contrari alla legge. Per questo motivo il Dark Web è spesso utilizzato per svolgere attività criminali, traffici illeciti, transazioni illegali, pedo e pornografia, il tutto acquistabile tramite Bitcoin. Ma il Dark Web ha anche un lato positivo. Molte reti “nascoste” nascono dall’impulso di attivisti che professano una rete libera da ogni forma di controllo e logica governativa. Queste reti permettono la diffusione in forma anonima di informazioni e notizie da quei paesi in cui esistono regimi di censura molto stretti come in Cina, Iran, Egitto, ma anche in alcuni paesi occidentali, basti pensare al caso Snowden o Wikileaks.

 

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