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Il contributo dellʼimprenditoria femminile

donne_lavoroQuanto rilevato recentemente dall’ISTAT – nel primo trimestre del 2016 il tasso di occupazione è cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+0,8%) – ha riguardato specialmente la componente maschile. Il tasso di occupazione degli uomini è cresciuto dell’1,1% contro l’incremento dello 0,5% riscontrato tra le donne.
Donne che hanno saputo reagire meglio alla crisi economica, in realtà. Secondo l’ultimo rapporto di Unioncamere ImpresaInGenere, nel 2015 le imprese femminili erano 35mila unità in più rispetto a quelle attive nel 2010. Le donne hanno contribuito così in misura maggiore all’aumento complessivo dell’intero tessuto imprenditoriale italiano rilevato nello stesso periodo (+53mila imprese).
L’analisi condotta da Unioncamere osserva che ad oggi le imprese femminili sono 1 milione e 312mila – pari il 21,7% del totale – e impiegano circa 3 milioni lavoratori, in buona parte giovanissimi. Infatti, le imprese femminili sono caratterizzate da una presenza giovanile più consistente – circa 14 aziende femminili su 100 sono guidate da un under 35 – rispetto a quella rilevata tra le concorrenti maschili, dove solo 10 imprese su 100 sono guidate da una persone con meno di 35 anni. Infine, un’ultima osservazione.
Alla maggiore presenza di giovani in azienda corrisponde una predisposizione all’innovazione decisamente superiore: tra il 2010 e il 2015, osserva il rapporto di Unioncamere, le imprese femminili legate al mondo digitale sono cresciute del 9,5% contro il +3% del totale.
Zone d’ombra non mancano, purtroppo. Uno studio condotto da Confesercenti con la collaborazione dell’istituto di ricerca SWG certifica che, pur crescendo più velocemente rispetto alle concorrenti maschili, le imprese femminili hanno un’esistenza più breve rispetto a quella rilevata in generale tra le imprese: 12,9 contro 14,7 anni.

 

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