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Luci e ombre dell’economia cinese

A settembre le esportazioni hanno registrato un calo del 10% rispetto allʼanno scorso, in diminuzione anche le importazioni

cinaOcchi puntati su Pechino

I mercati hanno tirato un sospiro di sollievo quando sono stati resi noti gli ultimi dati della Cina: l’inflazione ha messo a segno lo scorso mese un incremento sull’anno dell’1,9%, in accelerazione dall’1,3% di agosto, mentre i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,1%, anticipando l’avvio di un recupero previsto per i prossimi mesi.
Come sta l’economia cinese? Difficile a dirsi, considerate le voci discordanti che non la fanno apparire tanto stabile. In questi giorni, infatti, la Cina era tornata sotto osservazione. In particolare a seguito della diffusione dei dati sulle esportazioni. Il commercio mondiale sta condizionando le principali economie, ma per la Cina il calo di settembre è stato vertiginoso.
Le esportazioni, calcolate in dollari, hanno registrato un crollo del 10% su base annua e le importazioni una diminuzione dell’1,9%, in entrambi i casi oltre i presagi degli analisti. In questo modo la bilancia commerciale ha segnato un surplus di 41,99 miliardi di dollari, quando erano 52 i miliardi registrati ad agosto. Nel periodo gennaio-settembre le esportazioni sono calate dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2015, le importazioni del 2,3%.
I dati, insomma, mostrerebbero un rallentamento che spaventa i mercati. È vero, però, che Pechino sta attuando un nuovo modello di sviluppo, volto a premiare soprattutto la domanda interna. La Banca mondiale ha mantenuto inalterate le prospettive di crescita (saldamente oltre il 6% per quest’anno e per il 2017), ma ha pure raccomandato le autorità cinesi di proseguire nel processo di riequilibrio, favorendo i consumi interni e ridimensionando export e investimenti a rischio.

Le preoccupazioni non mancano, tra queste il mercato immobiliare. Che corre troppo velocemente: i prezzi delle case ad agosto sono aumentati del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2015. Si teme perciò una bolla, circostanza che potrebbe incidere sulle scelte di politica monetaria. Vale la pena ricordare allora l’allarme di qualche settimana fa della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), secondo cui in Cina i debiti potrebbero gonfiarsi oltre il limite a causa di un accesso al credito reso fin troppo facile. Il timore, insomma, è che i debiti (quello delle imprese, in particolare, risulta tra i più elevati al mondo) non vengano onorati e che il sistema bancario sia per questa ragione compromesso.
L’attività manifatturiera della Cina, che pure aveva mostrato delle flessioni nei mesi precedenti, ha registrato per il secondo periodo consecutivo una variazione nulla, con l’indice Pmi che a settembre si è attestato poco sopra i 50 punti, comunque in territorio positivo. Migliore andamento per i servizi, a quota 52 punti. In generale è proprio quest’ultimo settore di attività economica, il terziario, che sta crescendo a ritmi superiori.
Ad ogni modo si è osservata anche la crescita ai massimi in tre anni dei profitti industriali, in aumento ad agosto del 19,5% rispetto allo stesso periodo del 2015. Un dato che seguiva i buoni risultati di produzione e vendite al dettaglio.

 

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