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Migliorano le condizioni delle famiglie

Aumenta la spesa per consumi e si alleggeriscono le forme di indebitamento. Ma il valore della disuguaglianza reddituale resta elevato
di Redazione

Solo di recente si è assistito ad un aumento della propensione al risparmio, che però nel biennio 2014-2015 era rimasta inferiore al periodo pre-crisi. Contestualmente crescevano, seppure in maniera lieve, reddito disponibile e potere d’acquisto (a cui ha contribuito la frenata della dinamica inflazionistica), contribuendo – come osserva l’Istat nel rapporto Bes 2016 (benessere equo e sostenibile) – al recupero della spesa per consumi.

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A tale proposito ci sono da fare alcune considerazioni, perché nel confronto internazionale l’Italia ha attraversato una fase di crisi più profonda rispetto ad altri partner europei. Il periodo 2012-2013, per molti paesi membri dell’Ue, ha rappresentato una nuova battuta d’arresto, in particolare così è stato proprio da noi. I segnali di miglioramento si sono cominciati a osservare nel 2014.
Una caratteristica importante è l’alleggerimento delle forme di indebitamento delle famiglie, che invece in precedenza avevano inciso sul comportamento di consumo. La conseguenza, intanto, è stata una minore vulnerabilità finanziaria. Il recupero di fiducia si è così tradotto in un calo dell’indicatore soggettivo di grande difficoltà economica. Ma attenzione: in generale i segnali di miglioramento non sono altrettanto evidenti per le fasce più deboli della popolazione.
Infatti, cosa è accaduto contemporaneamente? Che il valore della disuguaglianza reddituale nel 2015 è stato il medesimo del 2013, il più alto dell’ultimo decennio. Dunque i miglioramenti effettivamente rilevati non si sono tradotti in una flessione dei livelli di povertà. È proprio l’elevata disuguaglianza nella distribuzione del reddito a determinare il maggiore rischio di povertà. E l’Italia, con il 19,9% della popolazione a rischio, si colloca al di sopra della media europea per 2,6 punti percentuali. Valori simili si registrano in Portogallo e Grecia.
L’Istat stima che circa l’11,5% della popolazione residente in Italia è gravemente deprivata, con una quota sensibilmente inferiore solo a quella registrata in Lettonia (16,4%), Ungheria (19,4%), Grecia (22,2%), Romania (22,7%) e Bulgaria (34,2%). I capitoli di spesa in cui sono emerse particolari difficoltà comprendono la possibilità di riscaldare adeguatamente l’abitazione, potersi permettere una settimana di ferie lontano da casa e fare un pasto proteico almeno ogni due giorni, valori tutti decisamente superiori alla media europea.

 

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