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Le retribuzioni ancora non decollano

A novembre l'Istat ha registrato un aumento tendenziale dello 0,4% per le retribuzioni contrattuali: la crescita più esigua mai registrata
di Redazione

Per il mese di novembre l’Istat ha registrato una variazione nulla per le retribuzioni contrattuali rispetto al mese precedente ed un +0,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Osservando le serie storiche emerge come l’aumento tendenziale registrato lo scorso mese, sia il più esiguo mai rilevato.

retribuzioni

In particolare, spiega l’Istat nel suo resoconto mensile, l’aumento rilevato rispetto allo stesso mese dello scorso anno è legato unicamente alla componente privata, per la quale si registra un +0,5%, mentre per i dipendenti pubblici l’istituto ha registrato una variazione nulla. Guardando ancor più da vicino, entrando quindi nel dettaglio dei principali settori di attività economica, si osserva come nell’industria le retribuzioni abbiano registrato un aumento tendenziale dello 0,3% ed un +0,8% nei servizi privati. Nell’agricoltura si registra invece una sostanziale stabilità.
Per i servizi, gli incrementi maggiori hanno interessato il commercio (+1%), i trasporti, servizi postali e attività connesse (+0,9%) e i servizi legati al credito e alle assicurazioni (+0,9%). Per l’industria, invece, l’aumento più marcato ha interessato l’alimentare ed il tabacco (+1,8%), cui seguono il comparto dell’energia elettrica e del gas (+1,4%) e il comparto del tessile, dell’abbigliamento e della lavorazione delle pelli (+0,9%).
Passando invece alle dinamiche territoriali, un’analisi di Bankitalia – contenuta nello studio Economie Regionali: L’economia delle regioni italiane (Dinamiche recenti e aspetti strutturali) – spiega che nel Mezzogiorno le retribuzioni contrattuali sono del 14% inferiori rispetto al resto del Paese.
Questo perché nel Mezzogiorno la quota di popolazione che vive nei centri urbani è più bassa rispetto al Centro-Nord. Secondo Bankitalia, infatti, c’è una forte correlazione tra popolazione in un SLL (i sistemi locali del lavoro, per dirla con le parole dell’Istat, “rappresentano una griglia territoriale i cui confini, indipendentemente dall’articolazione amministrativa del territorio, sono definiti utilizzando i flussi degli spostamenti giornalieri casa/lavoro rilevati in occasione dei Censimenti generali della popolazione e delle abitazioni”) la sua densità e le retribuzioni dei lavoratori di un determinato territorio.
In pillole: al raddoppiare della popolazione il salario cresce del 2,2%, mentre al raddoppiare della densità si rileva un aumento delle retribuzioni pari allo 0,8%. Va da sé che in centri urbani meno popolosi o con una densità abitativa più bassa, le retribuzioni siano più basse rispetto ai centri urbani con più abitanti.
Osservando le tabelle contenute nell’analisi, si può infatti osservare come, a fronte di una media italiana di 7,6 euro l’ora negli SLL urbani e di 7,2% euro l’ora negli SLL non urbani, al Sud si scende rispettivamente a 6,9 e a 6,5 euro l’ora.

 

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