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Economie emergenti in difficoltà nel 2016, ma non l’India

L'export italiano nel Paese è diminuito del 2,1% nel 2016, ma potrebbe tornare a crescere già dall'anno in corso
di Redazione

C’è stato un periodo in cui alcuni Paesi si erano distinti per andare contro corrente rispetto al resto del mondo. Mentre, infatti, a causa della crisi economica i Paesi avanzati perdevano terreno, i Bric (ovvero i maggiori Paesi in via di sviluppo: Brasile, Russia, India e Cina) continuavano a crescere.

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Ora, però, per una serie di ragioni (le tensioni geopolitiche, le instabilità politiche interne e il crollo dei prezzi delle materie prime) qualcosa si è inceppato: il Brasile e la Russia hanno smesso di crescere e sono caduti nella recessione, la Cina – decisa a cambiare la propria strategia economica puntando più sui consumi interni e meno sull’export – ha rallentato notevolmente. Solo l’India sembra procedere a passo spedito.
Nel 2016 il Prodotto interno lordo dell’India potrebbe aver messo a segno un +7,6% (+7,2% nel 2014 e +7,6% nel 2015), superando anche la Cina, “ferma” al +6,7% (+7,3% nel 2014 e +6,9% nel 2015). Un confronto che diventa ancora più aspro se si allarga lo sguardo alle stime per il prossimo triennio: secondo la Banca mondiale, infatti, la Cina riporterà nuovi rallentamenti della crescita economica, portandosi al +6,3% nel 2019. Al contrario, l’India continuerà ad accelerare, fino a stabilizzarsi ad un +7,8% sia nel 2018 che nel 2019.
Una recente analisi del Sace spiega come ad oggi gran parte della crescita economica indiana sia legata al contributo offerto dal settore dei servizi. I servizi, infatti, rappresentano il 69% del Pil (142 milioni gli occupati nel settore) contro il 17% del manifatturiero (100 milioni gli occupati) e il 14% dell’agricoltura (232 milioni di occupati). Ma coma la Cina, anche l‘India ha in programma di cambiare il proprio modello economico (attraverso il piano “Make in India” varato nel 2014 dal premier Narendra Modi), cominciando a produrre da sé ciò che fino ad oggi ha sempre importato, dando quindi più rilevanza al proprio settore manifatturiero.
Un modello economico che, secondo il Sace, potrebbe avere un impatto positivo anche sui rapporti commerciali che l’Italia ha con il Paese. Tuttavia, i dati dell’Istat a riguardo sembrano dire altro al momento. Le ultime indicazioni dell’Istat relative al commercio estero extra-Ue evidenziano infatti una contrazione delle esportazioni di beni italiane verso l’India pari al 2,1%. Un calo che, secondo il Sace, è riconducibile soprattutto al calo dell’import totale del Paese, pari al -14,7% nei primi mesi dell’anno (la quota del mercato italiano, spiega il Sace, avrebbe riportato addirittura un lieve aumento). Senza dimenticare che anche il commercio mondiale nel suo complesso ha registrato un rallentamento rispetto agli scorsi anni.
Nonostante le esportazioni italiane verso l’India siano diminuite nel 2016, le stime per il prossimo triennio sono comunque positive: per l’anno in corso le previsioni indicano infatti un +8,6%, per il 2018 un +8,2%, mentre per il 2019 un +8,3%.

 

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