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La crisi politica del Partito democratico

Per il 67% degli intervistati, tra quanti dichiarano che voterebbero PD in caso di elezioni politiche, la responsabilità del rischio scissione è della minoranza, il 27% indica invece Renzi. I risultati del sondaggio Tecnè per Porta a Porta
di Redazione

Il popolo vicino al Partito democratico è in larga parte contrario alla scissione, un rischio che dopo l’Assemblea del 19 febbraio è tutt’altro che scongiurato. I contrari sono infatti il 63% degli intervistati da Tecnè in un sondaggio per Porta a Porta. Favorevoli il 30%, non sa il 7%. Il 67% degli interpellati, poi, attribuisce la responsabilità dello strappo alla minoranza, mentre per il 27% è del segretario uscente ed ex premier Matteo Renzi (senza opinione il 6%). Non si nota invece una grande distanza di giudizio nelle ragioni alla base della scissione: il 49% indica l’incompatibilità tra i leader, il 45% le divergenze politiche eccessive.

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Diverse ipotesi in vista del congresso su chi – tra quanti andrebbero a votare alle primarie del PD – voterebbero: Renzi, ad oggi, avrebbe il 64% dei consensi, mentre il ministro della Giustizia Andrea Orlando, in caso di una sua candidatura, otterrebbe il 33%. Qualora il principale sfidante fosse Michele Emiliano, Renzi otterrebbe il 63% (a Emiliano il 21% e a Orlando il 15%).

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Coloro che voterebbero un nuovo partito di sinistra nato dalla scissione del PD, indicano Bersani – nel 37% dei casi – quale leader. A seguire Emiliano (31%), Speranza (15%) e Rossi (8%). Tra quelli invece che voterebbero PD in caso di elezioni politiche, la sinistra è la parte politica più indicata per governare: la pensa così il 59% del campione. Sostiene con NCD e i centristi il 15%, con Forza Italia il 3%, con il M5S appena l’1% (senza opinione il 22%).

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INTENZIONI DI VOTO
Tecnè ha valutato due scenari: uno contempla il PD unito, l’altro il PD con la scissione. Nel primo caso, se si andasse al voto oggi, il Partito democratico otterrebbe il 29% dei favori. Meglio andrebbe al Movimento 5 Stelle, con il 30% dei consensi. Forza Italia e Lega Nord si attesterebbero entrambe al 13%, Fratelli d’Italia al 5%, Sinistra Italiana al 4%, NCD al 2%, UDC all’1% (altri al 3%). Nel secondo scenario, immaginando cioè l’avvenuta scissione, il PD scenderebbe al 23% mentre il nuovo partito di sinistra otterrebbe il 10,5%. A questo punto, però, Sinistra Italiana calerebbe al 2,5% e il Movimento 5 Stelle al 27,5%.

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NOTA METODOLOGICA
Titolo dell’indagine: la crisi politica del PD
Tipo di campione: rappresentativo della popolazione di 18 anni e oltre residente in Italia Articolazione del campione: sesso, età e area geografica
Estensione territoriale: intero territorio nazionale
Numerosità del campione complessivo: 2.000 casi
Sub-campione elettori PD delle Europee 2014: 641 casi
Margine di errore sull’intero campione: +/- 2,2%
Margine di errore sub-campione: +/- 3,9%
Metodo di rilevazione: CATI – CAMI – CAWI
Data di effettuazione delle interviste: 19-20 febbraio 2017
Committente: Porta a Porta
Soggetto realizzatore: Tecnè S.r.l.

 

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