L’indagine: iI mondo degli adolescenti | T-Mag | il magazine di Tecnè

L’indagine: iI mondo degli adolescenti

Ricerca, teatro, formazione: dall'indagine di Tecnè prende spunto la pièce teatrale "La Classe", un progetto culturale sostenuto da Amnesty International, che vede la sinergia di Tecnè, Phidia SIRP e Società per Attori. "La Classe" di Vincenzo Manna sarà rappresentato al Teatro Marconi di Roma dal 18 marzo al 9 aprile 2017
di Redazione

Si fidano delle forze dell’ordine, ma sballarsi con droga e alcool è un rito cui pochi riescono a sottrarsi. II 34% ha la sensazione di vivere senza scopo, il 40% ritiene di avere sempre meno tempo libero. È questo, in sintesi, il ritratto delle nuove generazioni disegnato dalla ricerca Tecnè. Un ritratto da cui nasce la pièce teatrale La Classe, un progetto culturale – sostenuto da Amnesty International e presentato questa mattina alle 11 nell’Hub culturale MOBY DICK, nel quartiere Garbatella di Roma – che vede la sinergia di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecnè), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo (Società per Attori). Il progetto prende l’avvio da una ricerca condotta da Tecnè, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo. Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo La Classe di Vincenzo Manna che sarà rappresentato al Teatro Marconi di Roma dal 18 marzo al 9 aprile 2017. Un innovativo esperimento di data storytelling che prevede inoltre, in collaborazione con Phidia e Sirp Lazio, la realizzazione di una serie di incontri-lezioni sul tema dell’accoglienza con gli studenti di alcuni Istituti scolastici del territorio laziale.

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I DATI DELL’INDAGINE TECNÈ
Cinema e discoteca sono i luoghi maggiormente frequentati dagli adolescenti, rispettivamente l’85% e il 56% c’è andato almeno una volta negli ultimi 12 mesi. Ma un terzo, seppur con frequenza minore, è stato a teatro e il 9% ha seguito l’opera o concerti di musica classica. II 40% è interessato alla politica (22% molto; 18% abbastanza) e il 38% s’informa su ciò che accade (11% spesso; 27% qualche volta), ma la grande maggioranza dei giovani pensa che la politica non si occupi di
loro (96%). Sono delusi dalla globalizzazione e uno su tre pensa che la vita sarà meno generosa con loro di quanto lo sia stata, invece, con le generazioni precedenti. Giudicano positivo il rapporto con i genitori, ma il dialogo è prevalentemente “generalista” e riguarda solo marginalmente e superficialmente la sfera personale. Complessivamente, sono soddisfatti della vita che conducono, ma un male oscuro li avvolge: il 31% è insoddisfatto del proprio corpo, il 34% ha la sensazione di vivere senza uno scopo, il 26% prova spesso una sensazione di paura, il 9% si sente depresso. Sballarsi è un rito che riguarda molti: l’85% ha amici che usano con una certa regolarità l’alcool, il 52% hashish o marijuana, il 23% cocaina, il 12% eroina. E se molti sono spinti dalla curiosità, il 42% si sballa per combattere la tristezza e la depressione, il 24% per facilitare i rapporti con gli altri e togliere le inibizioni.
Esprimono il bisogno di sentirsi parte di gruppo con cui condividere cultura, stili di vita e valori e il rapporto con gli altri rappresenta il confine con la propria identità. Solo il 28% non avrebbe alcun problema ad avere come amico un ragazzo extracomunitario mentre il 33% vivrebbe con molta fatica il rapporto e il restante 39% confessa una qualche forma di disagio. Il 59% non avrebbe, però, alcun problema a vivere un rapporto sentimentale con un ragazzo o una ragazza immigrata, anche perché il diaframma della barriera culturale sarebbe già superato. Non è razzismo, almeno non come lo intendiamo tradizionalmente, quello che porta a dire al 66% dei giovani intervistati che gli immigrati sono un problema, quanto il precipitato di una socialità difficile che spinge a processi d’identificazione semplici e immediati. E, infatti, per la grande maggioranza dei giovani, la contaminazione con culture e tradizioni diverse è un elemento vissuto negativamente, proprio perché rende più difficile riconoscersi e parlare lo stesso linguaggio.

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