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Quali opportunità offre l’Iran all’Italia

L'elettorato iraniano chiede a Rouhani di proseguire il percorso, iniziato nel 2013 e che prevede la normalizzazione dei rapporti con i Paesi occidentali, e a trarne vantaggio potrebbe essere anche l'Italia
di Mirko Spadoni

Hassan Rouhani, 68 anni, ha vinto le elezioni presidenziali iraniane. Nuovamente. Il 19 maggio, 23,3 milioni di iraniani, pari al 57% di chi si è recato alle urne, ha votato per lui – per essere eletto, era necessario superare la soglia del 50% –, confermandolo a capo del governo di Teheran, carica che ricopre dal 2013. Nel commentare la vittoria, Rouhani ha sottolineato che gli elettori iraniani “hanno detto no a tutti coloro che ci invitavano a tornare indietro al passato o a frenare la situazione attuale”. Evidente il riferimento al suo principale rivale: Ebrahim Raisi, 56 anni, candidato vicino – pur non avendo ricevuto un endorsement ufficiale – alla guida suprema, l’ayatollah Alì Khamenei, e portavoce degli ambienti più conservatrici della politica iraniana.

Durante la campagna elettorale, Raisi ha criticato molto le scelte fatte da Rouhani nel corso del suo primo mandato. Dal suo insediamento, il presidente iraniano si è impegnato molto per normalizzare i rapporti con i Paesi occidentali. Negli ultimi anni, dal 2006 in poi, Stati Uniti e Unione europea hanno imposto dure sanzioni all’Iran per convincerlo ad abbandonare il suo programma di arricchimento dell’uranio, senza però riuscirci (a seconda del grado di arricchimento, il processo può portare sia alla produzione di combustile nucleare, consentita dal Trattato di non proliferazione, che a quello di materiale di possibile utilizzo bellico).
Il Joint Comprehensive Plan Off Action, l’accordo raggiunto il 14 luglio 2015 tra l’Iran, il P5+1 e l’UE e che prevede la fine delle sanzioni in cambio di un ridimensionamento del programma nucleare, è sicuramente il più grande successo di Rouhani (senza il consenso dell’ayatollah, comunque, l’accordo non sarebbe mai stato possibile).
Con l’elezione di venerdì, la maggioranza degli elettori iraniani lo ha invitato a proseguire quanto iniziato nel 2013. Non mancano le incognite. In particolare, sui futuri rapporti tra l’Iran e gli Stati Uniti: il presidente statunitense, Donald Trump, è sempre stato molto critico sull’accordo tra l’Iran e il suo predecessore Barack Obama.
Anche se l’ISPI osserva “che, con una vittoria di Rouhani – il presidente che cerca il dialogo – per l’asse Usa-Arabia Saudita-Israele sarà molto difficile “vendere” a potenze quali Russia, Cina, India e Unione europea la necessità di isolare nuovamente l’Iran”.
Il mercato iraniano rappresenta un’importante opportunità per l’Italia (il nostro Paese è tra i primi dieci partner economici di Teheran). Le stime del SACE prevedono che l’export italiano verso l’Iran tornerà ai livelli del 2005 soltanto nel 2019. Rispetto al picco 2005, le esportazioni italiane sono diminuite di circa il 50%, intorno a 1,5 miliardi di euro. Nel 2019 dovrebbero raggiungere una cifra compresa tra i 2,5 e i 2,6 miliardi.
Non sarà facile, in realtà: alcuni concorrenti (Cina, India, Russia e Brasile) hanno subito molti meno vincoli negli ultimi anni ritagliandosi una posizione importante all’interno del Paese.
I dati più recenti dell’Eurostat certificano che l’Italia è diventato il primo partner commerciale europeo dell’Iran: nel primo trimestre 2017, gli scambi commerciali hanno raggiunto i 1,2 miliardi di euro, con 800 milioni per l’export iraniano e 400 milioni per quello italiano.
Secondo il SACE, in assenza di un regime sanzionatorio, l’Italia avrebbe potuto cumulare maggiori esportazioni per un valore di circa 17 miliardi di euro tra il 2006 e il 2018.
Quello petrolifero, la difesa, l’automotive, l’edilizia residenziale, la meccanica strumentale, le infrastrutture e il turismo sono i settori che presentano le opportunità migliori.

 

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