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E ora che succede con la Brexit?

Lo scandalo molestie di Westminster non avrà un impatto diretto sulla Brexit, ma può indebolire il governo, che nel frattempo, sul dossier, stava attraversando momenti di difficoltà
di Redazione

Quella che sembrava essere una vicenda confinata, seppur nella sua gravità, ad Hollywood o al massimo al mondo del cinema, ha preso ora una piega diversa e si è estesa coinvolgendo la politica. Qualcosa si era mosso a Bruxelles nei giorni scorsi, ma le denunce di molestie sessuali stanno scuotendo soprattutto il Regno Unito. In particolare proprio il governo di Theresa May, già scricchiolante di suo. Il ministro della Difesa britannico, Michael Fallon, si è dimesso dopo che è emersa una storia (risalente al 2002) che lo riguardava. Al suo posto May ha già nominato il 41enne Gavin Williamson, ma quella di Fallon potrebbe non essere l’unica testa a cadere. Tutto ciò avrà ripercussioni sul processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea?

Lo scandalo molestie di Westminster non avrà un impatto diretto sulla Brexit, ovviamente. Ma può indebolire il governo, che nel frattempo, sul dossier, stava attraversando momenti di difficoltà dovuti anche all’esito poco rassicurante delle ultime elezioni (con cui May sperava di ottenere l’effetto contrario) nonché dai mal di pancia di chi vorrebbe un’uscita alle proprie ed esclusive condizioni. A destare preoccupazioni, però, restano al solito le questioni più di tipo economico. Non a caso in queste ore il Parlamento britannico ha approvato una mozione con cui chiede al governo di pubblicare gli studi (ad oggi segreti) su quello che si prevede potrà accadere a Brexit compiuta. Secondo quanto riportato da Bbc e Reuters, la Bank of England stima una perdita fino a 75 mila posti di lavoro in ambito finanziario nel 2019. Uno scenario che starebbe mettendo in guardia proprio la BoE, anche se molto dipendere dal tipo di accordo – se un accordo verrà raggiunto – tra Londra e Bruxelles. La cosa, insomma, preoccuperebbe, ma c’è anche da ricordare che la City rimarrebbe in ogni caso il più grande centro finanziario del Vecchio continente.

In generale l’economia britannica appare in salute, anche grazie alle politiche espansive della BoE, mantenendo elevati tassi di crescita nel terzo trimestre dell’anno. Il PIL del Regno Unito ha registrato infatti un incremento dello 0,4% su base trimestrale (trainato dai servizi), superiore alle attese degli analisti. Il tasso di disoccupazione resta invariato al 4,3%, il valore più basso dal 1975. Intanto, però, la Bank of England ha deciso di alzare i tassi di interesse dallo 0,25% allo 0,5%, si tratta della prima volta dal luglio 2007. L’obiettivo è contenere l’inflazione, giunta al 3% dunque oltre il target del 2%. E che non manchino timori sull’impatto che la Brexit avrà sul sistema economico lo dimostra l’annuncio di sostegno all’occupazione e all’attività economica «nelle attuali circostanze eccezionali». Che da qualche ora includono grattacapi in più – e che nulla hanno a che fare con la Brexit – per la premier Theresa May.

 

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