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I risultati dei musei italiani alla lente d’ingradimento

Positivi i dati sugli ingressi e sugli incassi. Tendenza favorita anche da alcune iniziative e dalla comunicazione via social. Ma i giovani che hanno usufruito del bonus cultura preferiscono destinare la spesa ai libri e ai concerti
di Silvia Capone

La riforma museale sta portando i suoi frutti. Secondo i dati del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo gli incassi dei musei statali tra il 2013 e il 2016 sono aumentati del 38%, pari ad un incremento di 50 milioni di euro, con un trend che si conferma in crescita anche nel 2017 in cui si registra, relativamente al primo semestre, il 7,3% di ingressi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le stime prevedono quindi che si potrebbero raggiungere i 50 milioni di visitatori, 4,5 in più del 2016 che già registrava un risultato record di ingressi nei musei in Italia (dal ’96 l’aumento dei visitatori si conferma fino al 2011, in cui inizia il periodo di stallo fino al 2015).

Dai dati emerge che, per quanto riguarda il 2016, la regione che ha ospitato maggiori visitatori ai musei è il Lazio, con 30,3 milioni di ingressi pari a oltre 67 milioni di euro di incassi, a cui segue la Campania e Toscana, rispettivamente con 8 e 6 milioni di visitatori. I tre principali siti statali visitati rispecchiano la classifica delle regioni e si riconfermano essere il Colosseo e Foro Romano, gli Scavi di Pompei e la Galleria degli Uffizi, che registrano rispettivamente 6, 3 e 2 milioni di ingressi nel solo 2016. Le regioni che vedono invece i tassi di crescita più elevati sono Liguria (+64,6%), trainata dalla Galleria Nazionale di Palazzo Reale; Calabria (+39,7%); Piemonte (+28,8%); Veneto (+20,6%).

La tendenza risulta favorita anche dagli ottimi risultati dell’iniziativa #domenicalmuseo che prevede l’entrata gratis nei musei statali tutte le prime domeniche del mese e che ha coinvolto 8 milioni di persone da luglio 2014, data di inizio dell’evento, di cui tre milioni nelle domeniche del 2016. Una grande affluenza di presenza si è rilevata anche durante l’evento di novembre, in cui i principali luoghi della cultura visitati sono stati: il Parco archeologico del Colosseo (20.533 entrate), Pompei (16.662), Reggia di Caserta (12.300), Galleria degli Uffizi (6.514), Museo archeologico nazionale di Napoli (6.193). Ad incrementare l’affluenza ai musei, statali e non, contribuisce senza dubbio anche lo “svecchiamento” che questi hanno subito, un esempio tra tanti sono le numerose mostre interattive o quelle che basano la loro pubblicità sui social. Ma della comunicazione tecnologica si servono anche gli storici siti culturali. Infatti, secondo l’analisi dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, sul proprio campione di musei nel 2016 il 52% di essi possiede un account su un social network. La maggiore presenza viene registrata su Facebook (51%), seguono Twitter (31%) e Instagram (15%), mentre solo il 13% è presente su tutte e tre le piattaforme. Nel campione di musei analizzato dall’Osservatorio, risulta che i tre musei con il maggior numero di like su Facebook sono i Musei Vaticani, seguiti in ordine dalla Reggia de La Venaria Reale e dal MAXXI. Su Twitter invece, il primo posto per quantità di follower è del profilo dei Musei in Comune di Roma mentre il MAXXI si attesta al secondo posto e il Museo del Novecento, a Milano, conquista la terza posizione. Su Instagram si ritrova il MAXXI di Roma, ma al terzo posto, dietro al Triennale Design Museum di Milano e alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia.

Nonostante una spinta da entrambi i lati del mercato culturale, quindi un maggiore interesse verso i musei e un avvicinamento di questi alla cultura digitale, i dati sull’esperimento del bonus cultura appaiono in lieve controtendenza. Anzi, il Mibact, relativamente ai primi nove mesi del 2017, osserva che i buoni che i giovani classe ’98 hanno speso online per musei, teatri e danza, sono stati circa il 2% del totale – corrispondente ad una spesa di 280 mila euro per visitare musei-, di contro all’80% di quanto speso per libri e al 17% per i concerti.

 

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