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Brexit, primi effetti. Più cittadini europei lasciano il paese

In generale gli arrivi superano ancora le partenze, ma in quote inferiori: il dato è il più basso degli ultimi anni
di Redazione

Nel Regno Unito il saldo migratorio (la differenza tra chi arriva e chi abbandona il paese) è ancora positivo, con gli arrivi che in un anno hanno superato di 230 mila unità le partenze. Il dato tuttavia più basso dal 2013, spiega l’Office for National Statistics britannico. Il rapporto tra chi arriva e lascia il paese registra un calo del 43% e la maggioranza di chi va via dal Regno Unito sono cittadini europei in cerca di lavoro.

Dunque emergono le prime cifre, almeno in termini di capitale umano, della Brexit, in attesa di conoscere il “prezzo” del divorzio che darà il via alla seconda fase dei negoziati di Londra con Bruxelles, quella che riguarderà il delicato capitolo degli accordi commerciali. Dunque la Brexit – dal punto di vista dei Tories – sta favorendo il contenimento dei flussi migratori che ai ritmi consueti, sostengono i conservatori, avrebbero altrimenti un impatto economico e sociale non più sostenibile nel lungo periodo (anche se non tutti, nel Regno Unito, condividono tale approccio). In generale la migrazione netta è diminuita dopo il referendum sulla Brexit, e ciò è dipeso soprattutto dai cittadini dell’Unione europea che sono arrivati ​​in quota minore. Interessanti sono i dati provenienti dall’Italia, diffusi pochi giorni fa dall’Istat. Nel 2016 i flussi degli italiani verso il Regno Unito, nell’arco di un solo anno, sono passati da 17 mila a 25 mila (+42%). Come è possibile? L’Istat lo spiega così: «Si tratta verosimilmente di un effetto indotto dalla prospettiva della Brexit: l’aumento degli emigrati italiani verso il Regno Unito, infatti, può dipendere dalla necessità di registrarsi in AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) per poter dimostrare di essere residenti nel territorio britannico prima che vengano resi esecutivi i negoziati di uscita dall’Ue. È presumibilmente una “regolarizzazione” di italiani che già si trovano nel Regno Unito e che potrebbero quindi non essersi necessariamente trasferiti nel corso del 2016».

 

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