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AI e lavoro: un’opportunità o no?

Prosegue la nostra indagine sulle trasformazioni del mondo del lavoro. I dati della Gartner smentirebbero le teorie catastrofiche di disoccupazione di massa derivante dall'intelligenza artificiale
di Silvia Capone

La ricerca della Gartner, società specializzata in consulenza e analisi nel campo della tecnologia, smentisce le previsioni catastrofiche che vedrebbero nell’Intelligenza artificiale una causa di disoccupazione per i lavoratori in carne ed ossa.

La società statunitense, infatti, sostiene che l’utilizzo dell’AI, applicata al mondo del lavoro, creerà nel 2020 circa 2,3 milioni di nuovi posti, a fronte dell’1,8 milioni che si perderanno a causa di essa, con un saldo positivo a livello globale di circa 500 mila assunzioni. Le previsioni rese note dalla Gartner circa l’occupazione creata grazie all’uso delle Ai affermano anche che potrebbe raggiungere nel 2025 un netto di due milioni di nuovi posti, che si distribuiranno in modo diverso secondo i settori. A ciò si deve aggiungere l’impatto economico che il rapporto prova a determinare: nel 2021 l’uso dell’intelligenza artificiale genererà 2,9 trilioni di dollari e farà risparmiare 6,2 miliardi di ore di lavoro umano.

Le “ore risparmiate” che prospettano un futuro in cui il lavoro umano sarà meno necessario, nel breve periodo vedranno un effettivo calo dell’occupazione in quei lavori routinari, con un basso grado di imprevedibilità e relazione con il pubblico. Perciò i più danneggiati dall’utilizzo dell’AI saranno gli impiegati nella produzione industriale, come riporta anche l’ultimo report del McKinsey Global Institute –Job lost, job gained: workforce transition in a time of automation. La società internazionale di consulenza, che ha analizzato le tendenze del mondo del lavoro e fatto previsioni fino al 2030, stima che nei prossimi 12 anni saranno almeno 75 milioni le persone che cambieranno tipologia o settore di attività, numero che sarebbe destinato a crescere (secondo la ricerca) fino a 350 milioni. Il rapporto, oltre a menzionare i settori che subiranno un calo dell’occupazione, identifica anche molteplici aree di evoluzione: saranno necessari tecnici specializzati nello sviluppo di fonti alternative di energia, contemporaneamente aumenterà la richiesta di lavori non strettamente legati all’intelligenza artificiale, come per il settore pubblico, per l’istruzione e soprattutto per l’assistenza, con un incremento di professioni specializzate nella cura di anziani. In definitiva, però, le ricerche ritengono che entro il 2022 un lavoratore su cinque che non svolge compiti di routine, si affiderà all’AI.

 

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