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Cybercrime: troppe le imprese italiane vulnerabili

Quasi la metà dei commercianti intervistati per l'analisi non è conoscenza dei rischi legati ad un attacco informatico, eppure il 96,3% delle attività commerciali italiane è a rischio
di Redazione

Il cybercrime è una piaga che sta mettendo a dura prova la vulnerabilità delle imprese commerciali italiane. Stando ai calcoli di Confcommercio, effettuati in collaborazione con Intellegit (start up sulla sicurezza dell’Università degli studi di Trento), solo tra Milano, Roma e Bari nel 2017 sono stati colpiti da un cyber attacco ben 250 mila esercizi commerciali.

Un problema, quello della cyber-criminalità, che tra costi per la protezione, costi diretti e indiretti pesa sulle attività commerciali italiane per un miliardo e 800 mila euro. Nell’indagine la Confcommercio spiega che di questi quasi due miliardi la maggior parte è legata al costo sostenuto per dotarsi si sistemi di sicurezza contro le minacce cibernetiche, pari a 885.600.000 euro. Elevata anche la quota dei costi diretti – che contempla le perdite monetarie subite da un commerciante nel caso sia stato vittima di un cyber-attacco – pari a 854.000.000. Per i costi indiretti – calcolati attraverso una quantificazione monetaria di una serie di danni immateriali cui un commerciante può incorrere come conseguenza di un episodio di cyber-criminalità – si parla di quasi 55 milioni di euro. A tutto ciò, specifica Confcommercio, bisogna aggiungere anche le ore di lavoro perse per la risoluzione del problema.
Secondo l’analisi, è a rischio di cyber attacco il 96,3% delle attività commerciali italiano, mentre sette commercianti su 100 sono stati già vittime di attacchi simili negli ultimi 12 mesi, il 6,9% dei commercianti totali. Eppure quasi la metà degli intervistati non è realmente a conoscenza dei pericoli a cui va incontro e, quel che forse è peggio, è che solo il 44,4% degli episodi di cybercrime è stato denunciato alle autorità competenti.

 

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