Il fenomeno migratorio, un quadro d’insieme | T-Mag | il magazine di Tecnè

Il fenomeno migratorio, un quadro d’insieme

Un tema ricorrente, al centro dell'agenda politica dopo il caso Aquarius, i cui numeri - da soli - non sono in grado di fornire risposte esaustive
di Fabio Germani

Il caso Aquarius è stato l’ultimo capitolo, per così dire, di un tema tanto più vasto e da tempo sotto osservazione, quello dei flussi migratori verso l’Italia. Al di là delle polemiche e dei giudizi di merito rispetto alle ultime vicissitudini, è possibile tracciare un quadro d’insieme. Si potrà notare, allora, che la questione è molto complessa e che neppure i numeri, da soli, sono in grado di dare una risposta esaustiva al fenomeno migratorio e alle sue implicazioni.

Proprio oggi è stato diffuso dall’Istat il bilancio demografico nazionale, di cui i flussi migratori rappresentano «una voce importante». Un po’ perché in 30 anni la componente straniera ha contribuito alla crescita della popolazione residente nel nostro paese (controbilanciando il saldo naturale negativo), un po’ perché va considerata anche l’emigrazione di tanti italiani. In ogni caso nell’ultimo periodo il saldo migratorio è più contenuto. Gli iscritti in anagrafe provenienti da un Paese estero – spiega l’Istat – sono stati oltre 343 mila nel 2017 (cittadini stranieri nell’87,7% dei casi). Gli italiani che rientrano dopo un periodo di emigrazione all’estero sono oltre 42 mila, in crescita rispetto al 2016 di oltre 4 mila unità».

Aspetto importante: oltre il 50% degli stranieri residenti in Italia è cittadino di un paese europeo (2,6 milioni di individui), oltre il 30% (1,6 milioni) di un paese dell’Unione. «Tra i cittadini europei, provengono dagli Stati dell’Europa centro orientale non appartenenti all’Ue più di 1 milione di persone. Gli Stati africani sono rappresentati per un ulteriore 21,3%, prevalentemente cittadini di Paesi dell’Africa settentrionale (12,7%) e occidentale (7,3%); più o meno la stessa quota sul totale (20,5%) spetta ai cittadini dei paesi asiatici (oltre 1 milione di persone per entrambi i continenti). Il continente americano conta oltre 370 mila residenti in Italia (7,2%), quasi tutti cittadini di Paesi dell’America centro meridionale (6,9%). Completano il panorama, con percentuali molto esigue, i cittadini dell’Oceania e gli apolidi». Complessivamente, sono presenti in Italia poco meno di 200 nazionalità. «Le prime dieci cittadinanze in ordine di importanza numerica da sole – afferma ancora l’Istat – raggruppano il 63,7% del totale dei residenti stranieri (3.277.759 individui), le prime cinque il 50,1% (2.574.815). La collettività più numerosa quella rumena con 1.190.091 residenti, il 23,1% del totale. Seguono i cittadini dell’Albania (440.465, l’8,6%), del Marocco (416.531, l’8,1%), della Cina (290.681, il 5,7%) e dell’Ucraina (237.047, il 4,6%)».

Fin qui tutto bene, trattandosi di dati relativi a persone regolarmente residenti. Il difficile viene quando le stime interessano chi raggiunge il paese in modo irregolare, i richiedenti asilo, la distribuzione nel resto d’Europa (al netto dei regolamenti in vigore e dei tentativi o proposte di riforma dell’ultima versione dell’accordo di Dublino). Stando agli ultimi dati del Viminale, pubblicati peraltro in queste ore, la situazione relativa al numero dei migranti sbarcati a decorrere dal 1 gennaio al 13 giugno 2018 comparati con i dati riferiti allo stesso periodo degli anni 2016 e 2017, si osserva un netto calo. Nel 2016 – nel periodo di riferimento – erano stati 54.815, nel 2017 si arriva a 65.427 di cui 62.810 provenienti dalla Libia. Quest’ultimo spunto è molto importante. Ad ora, quest’anno, il numero di migranti sbarcati sulle nostre coste si attesta a 14.486, di cui 9.832 provenienti dalla Libia (-84,35% rispetto al 2017), per effetto, si può dedurre, degli accordi stipulati con le autorità libiche dal precedente governo, in particolare dall’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti. Al 13 giugno 2018 quelle tunisina (20%) ed eritrea (15%) sono tra i migranti le nazionalità più rappresentate.

Dai dati sui richiedenti asilo, forniti dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, emerge che nel 2017 sono state accolte il 41% delle domande su un totale di poco più di 130 mila, ripartite in questo modo: 8% rifugiati, 8% sussidiaria (che rientrano nell’ambito della protezione internazionale: il rifugiato è un cittadino straniero il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del paese di cui ha la cittadinanza e non può o non vuole avvalersi della protezione di tale paese; il secondo caso riguarda il cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno) e il 25% umanitaria (che ad esempio può comprendere le persone con gravi problemi di salute o provenienti da paesi afflitti da catastrofi naturali, per le quali è impossibile procedere a un rimpatrio). Il 58%, invece, sono state rifiutate (l’1% riguarda altri esiti, che possono andare dall’inammissibilità alla rinuncia).

All’inizio di quest’anno qualche polemica era stata suscitata dalla posizione espressa dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, secondo il quale «più del 95% dei migranti registrati in Grecia e Italia sono stati ricollocati» secondo il meccanismo approvato nel 2015 dall’UE per il triennio 2015-2018. Juncker aveva ragione, ma – come si capisce dalle sue stesse parole – la percentuale riguardava solo i migranti registrati. Al contrario, basandosi sulle stime iniziali, si può scoprire che la quota è stata in verità molto più bassa. Dai dati proprio della Commissione europea, riproposti tra gli altri da Business Insider, si osserva infatti uno scenario diverso. La Germania, a marzo 2018, ha accolto 10.282 migranti su 27.536 stabiliti, mentre Francia e Spagna hanno accettato 4.944 e 1.358 richiedenti asilo su un obiettivo che era pari rispettivamente a 19.714 e 9.323.

@fabiogermani

 

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