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Diritto d’autore, la protesta di Wikipedia

La questione riguarda le direttive che si andranno a discutere al Parlamento europeo il 5 luglio che, se approvate, imporrebbero nuove regole sul copyright
di Silvia Capone

Wikipedia, l’enciclopedia online più famosa, ha oggi oscurato tutte le sue pagine fino a data da destinarsi. Con un comunicato che si può leggere sul sito e che va a sostituire qualsiasi pagina si voglia cercare, l’enciclopedia mette al corrente che la protesta nasce a causa delle direttive che si andranno a discutere al Parlamento europeo il 5 luglio che, se approvate, imporrebbero nuove regole sul copyright. Il 20 giugno infatti la Commissione giuridica del Parlamento europeo aveva approvato le proposte della nuova direttiva per il copyright, al fine di introdurre degli aggiornamenti necessari per la tutela del diritto d’autore. La proposta in discussione ha già incontrato l’opposizione, come spiega il comunicato sulle pagine Wikipedia, di oltre 70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee, 169 accademici, 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica e di Wikimedia Foundation. La protesta che per ora riguarda solamente la versione italiana del sito, tenta di coinvolgere tramite il comunicato-appello sia i deputati europei chiamati a votare che gli utenti del sito a fare pressione telefonando ai deputati stessi o mandando loro una mail. In particolar modo si contestano, come riportato anche dal comunicato, gli articoli 11 e 13 delle direttive, i quali cambierebbero le regole della libera circolazione delle informazioni e dei contenuti online, rischiando anche la chiusura della stessa Wikipedia.



By Lane Hartwell – Photographed by Lane Hartwell (http://fetching.net/) on behalf of the Wikimedia Foundation, CC BY-SA 3.0, Link

Nello specifico l’articolo 13 prevede maggiori responsabilità in capo a siti e servizi internet per i contenuti che ospitano, quindi qualsiasi tipo di contenuto caricato online nell’Ue deve essere prima soggetto a verifica, in modo da non diffondere materiale protetto dal diritto d’autore. In caso di approvazione alle piattaforme è richiesto di dotarsi di un filtro automatico che valuti i contenuti prima di essere pubblicati, e in caso siano protetti da copyright anche impedirne la pubblicazione, e dotarsi inoltre di una licenza per i contenuti protetti e pubblicare solo i contenuti degli utenti che abbiano tale licenza. Chi è contrario a questo articolo teme che il filtro possa trasformare Internet in uno strumento di sorveglianza automatizzata e di controllo degli utenti e sostiene che sia impossibile immaginare un meccanismo del genere per tutti i caricamenti online effettuato nell’Unione europea, soprattutto perché, essendo l’articolo 13 poco preciso su questo punto, non indica le soluzioni tecniche unitarie per raggiungere l’obiettivo, non specificando responsabilità e regole di applicazione. Secondo i favorevoli invece, il controllo preventivo non è una forma di censura perché non prevede nessun consenso alla pubblicazione, anzi sarebbe solamente un modo per garantire un compenso per prodotti personali. L’articolo 11, erroneamente definito “tassa sui link”, sempre atto a proteggere il diritto d’autore, prevedrebbe di far pagare alle grandi piattaforme per pubblicare i link e gli snippet (l’estratto del testo che segue il link) dei siti di notizie. Anche in questo caso i pareri sono controversi, da una parte le piattaforme online sono accusate di utilizzare il lavoro giornalistico senza garantire una sorta di retribuzione, dall’altra invece siti quali Google e Facebook, che sostengono di essere spesso il tramite per i siti d’informazione, potrebbero non concordare la licenza con tutti gli editori, grandi o piccoli che siano.

 

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