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I limiti dell’italia, nonostante la ripresa

Restano marcate le diseguaglianze e le condizioni dei minori rimangono critiche, con l’incidenza di povertà assoluta che è pari al 12,1%. Il quadro dell'Istat
di Redazione

Segnali di rallentamento per l’economia italiana. «A giugno – rileva l’istat nella nota mensile relativa a giugno – l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha mostrato un significativo aumento, recuperando il forte calo registrato a maggio, sostenuto dalla componente economica. Anche le aspettative sulla disoccupazione hanno segnato un deciso miglioramento. Nello stesso mese la fiducia delle imprese ha evidenziato un aumento più contenuto. Per le imprese manifatturiere, il livello della fiducia continua a diminuire, raggiungendo il livello minimo dei primi mesi del 2017, con un peggioramento sia delle attese di produzione sia dei giudizi sugli ordini». Ad ogni modo «l’indicatore anticipatore evidenzia una nuova decelerazione consolidando uno scenario di contenimento dei ritmi di crescita dell’economia».

Nonostante un mercato del lavoro oggi molto più in salute, l’attività manifattueriera continua a mostrare segni di debolezza. I punti deboli dell’Italia emergono ancora nel Rapporto SDGs per l’Agenda 2030: nel nostro paese – al 2016 – la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 30% (18.136.663 individui), in aumento rispetto all’anno precedente. Le disparità regionali restano «molto ampie», considerando che nel Mezzogiorno è a rischio di povertà o esclusione sociale quasi la metà degli individui (46,9%), contro uno ogni cinque del Nord (19,4%). Nel 2017 l’Istat aveva stimato 5 milioni e 58 mila gli individui in poverta’ assoluta (8,4% della popolazione). La povertà di reddito riguarda il 20,6% della popolazione (in aumento rispetto al 19,9% del 2015), la grave deprivazione materiale il 12,1% (dall’11,5%) mentre la quota di chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa è del 12,8% (dall’11,7% del 2015). Le condizioni dei minori, infine, destano sempre preoccupazione: l’incidenza di povertà assoluta tra di essi è pari al 12,1%.

Fino al 2007, spiega l’Istat, la crescita in Italia dei redditi della popolazione a più basso reddito è stata più elevata di quella dei redditi complessivi. Dal 2008, a causa della crisi economica, le flessioni osservate sono state più pesanti per i redditi relativamente più bassi. Contestualmente, è aumentata la disuguaglianza del reddito disponibile, che ha toccato il valore minimo (5,2 ) nel 2007 e quello massimo (6,3) nel 2015. Nel 2016 con il 19,1% del reddito disponibile per il 40% più povero della popolazione (indicatore utilizzato da Eurostat per confrontare i livelli di disuguaglianza tra i paesi Ue), l’Italia si pone al di sotto della media europea che, a sua volta, è diminuita nel tempo, passando dal 21,1% del 2011 al 20,9% del 2016.

A livello macroeconomico, l’Istat osserva che il tasso di crescita annuo del Pil reale pro capite è in miglioramento negli ultimi due anni mentre si registra un lieve calo per la produttività del lavoro, misurata dal tasso di crescita annuo del Pil reale per occupato. Dopo il calo registrato tra il 2009 e il 2013, il tasso di occupazione riprende a crescere anche se i differenziali rispetto alla media Ue sono ancora elevati. Nonostante il calo registrato ultimi tre anni, il tasso di disoccupazione risulta ancora quasi doppio rispetto ai livelli pre-crisi, con forti differenziali di genere, età e rispetto al territorio. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro mette in luce per l’Italia una situazione di svantaggio rispetto alla media Ue, con differenziali superiori rispetto al tasso di disoccupazione. La quota di NEET, sebbene in lieve calo a partire dal 2015, risulta in crescita rispetto al 2004.

(fonte: Istat)

 

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