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Peggiorano i tempi di pagamento della pubblica amministrazione

Ciò si ripercuote negativamente sulle imprese, specialmente quelle di medie e piccole dimensioni
di Redazione

Un passo indietro: in Italia, il tempo medio di pagamento da parte del settore pubblico è cresciuto nell’ultimo anno, passando da 95 a 104 giorni, dice l’ultima edizione l’European Payment Report realizzato da Intrum Justitia. Un primato negativo – in Europa, nessuna pubblica amministrazione impiega più tempo nel saldare quanto dovuto –, che si ripercuote sulle imprese. Specie quelle di medie e piccole dimensioni, «costrette come sono ad accettare termini di pagamento troppo lunghi e spesso imposti dalle imprese più grandi», osserva ImpresaLavoro.

L’aumento registrato nell’ultimo anno rappresenta un’inversione di tendenza rispetto al passato recente: tra il 2015 e il 2016, infatti, i tempi di pagamento avevano subito un «lieve calo», passando da 131 a 95 giorni, principalmente anche grazie alla fatturazione elettronica. In Europa nessun settore pubblico impiega più tempo a pagare: il dato italiano è superiore di 18 giorni rispetto a quello portoghese e a 31 rispetto a quello greco, che l’anno precedente guidava la classifica con 103 giorni. E ancora: rimane più alto di 44 giorni rispetto al Belgio, di 48 giorni rispetto alla Spagna, di 49 giorni rispetto alla Francia, di 61 giorni rispetto all’Irlanda, di 71 giorni rispetto alla Germania e di 78 giorni rispetto al Regno Unito.

Nella relazione annuale – il report è stato presentato a fine maggio 2018 –, la Banca d’Italia riferisce che lo stock dei debiti accumulati dalla pubblica amministrazione ammonta ancora a 57 miliardi di euro, appena 7 miliardi in meno rispetto all’anno precedente. ImpresaLavoro osserva che «i debiti commerciali si rigenerano con frequenza, dal momento che beni e servizi vengono forniti di continuo. Pertanto liquidare solo in parte con operazioni spot i debiti pregressi di per sé non riduce affatto lo stock complessivo: questo può avvenire soltanto nel caso in cui i nuovi debiti creatisi nel frattempo risultino inferiori a quelli oggetto di liquidazione».

Tutto ciò ha un costo per le imprese. Di quanto si parla esattamente? Secondo ImpresaLavoro, «ne consegue pertanto un dato gravissimo per tutte le imprese italiane coinvolte: questo ritardo sistematico è infatti costato loro la bellezza di 4,172 miliardi di euro, cifra generata dagli interessi passivi dovuti per anticipare il credito necessario a pagare i propri dipendenti e onorare gli impegni presi». La stima è stata calcolata prendendo prendendo come riferimento il dato fornito dalla Banca d’Italia sullo stock complessivo e il costo medio del capitale, pari al 7,32% su base annua, che le imprese hanno dovuto sostenere per far fronte al relativo fabbisogno finanziario generato dai mancati pagamenti.

 

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