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Costi e (possibili) benefici delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026

Diversi studi analizzano le probabili ricadute economiche. Secondo quello dell’università La Sapienza, ad esempio, i giochi sosterranno la crescita del Pil nel periodo 2020-28

di Redazione

Ieri è arrivato l’annuncio ufficiale, con 47 voti favorevoli, l’Italia ha vinto la candidatura alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali del 2026 con la proposta Milano-Cortina. La formula proposta dall’Italia è insolita poiché è diffusa sul territorio ed è la prima volta che i giochi invernali vengono assegnati a due città. La candidatura italiana fa riferimento a Milano (che ospiterà anche la cerimonia di apertura nello stadio di San Siro) e Cortina, ma verranno coinvolte altre sedi come in Valtellina, nel Trentino, nella provincia di Bolzano e Verona (solo per la cerimonia di chiusura che si svolgerà nell’Arena).

L’assegnazione della candidatura è un risultato positivo per lo sport italiano, per l’Italia e l’immagine del paese, ma è positivo anche per le conseguenze sull’economia (soprattutto del territorio): stando alle previsioni le uscite saranno superate dalle entrate per tutto il periodo tra il 2020 e il 2028, con picchi tra il 2024 e il 2026.

Le ricadute economiche, sono state analizzate da tre diverse università: La Sapienza, che ne dà una valutazione complessiva, la Bocconi, che analizza le conseguenze per Milano e la Lombardia e la Cà Foscari che invece si focalizza sui ricavi per Cortina e il Trentino. Per l’Università romana, i giochi sosterranno la crescita del Pil nel periodo 2020-28 con incrementi medi da 81 a 93 milioni di euro annui, con un aumento fino a 350 milioni nel biennio 2025-26. La crescita totale sarà di 2,3 miliardi nel 2028. Secondo la Bocconi per ogni euro investito ne torneranno 2,7 per un totale di 868 milioni per la Lombardia e una crescita totale che arriverebbe ad oltre tre miliardi. Mentre la Cà Foscari, utilizzando un modello Input Output, calcola anche i posti di lavori generati dalla manifestazione sportiva: circa 22.300, 13.800 dei quali creati in Veneto e Trentino. Il Comitato Olimpico Internazionale gestirà il fatturato delle principali fonti: i diritti televisivi, i top sponsor e i fornitori ufficiali, mentre gli enti locali gestiranno i ricavi dei biglietti, degli sponsor secondari – solo se non in conflitto con i top – e il merchandising sul territorio nazionale.

Queste Olimpiadi, sulla scia dell’importanza data al cambiamento climatico, hanno incluso nel dossier un impegno sull’ambiente, puntando sulla sostenibilità ambientale e riciclando il 100% dei rifiuti urbani, l’uso di pannelli solari per l’alimentazione e il mantenimento degli impianti sportivi e con il divieto di confezioni di plastica monouso. 

Per quanto riguarda i costi invece, si stima ammontino a circa un miliardo e 362 mila euro, di cui 243 mila per gli investimenti in infrastrutture sportive e alloggi, mentre la restante parte coprirà i costi operativi, ossia l’allestimento dei Giochi, il personale, il marketing e la promozione, le consulenze e i viaggi. I costi, come i ricavi, sono divisi tra le organizzazioni promotrici, e sono così distribuiti: il comitato internazionale provvederà ai costi operativi, mentre gli enti locali finanzieranno gli interventi sulle infrastrutture. A questi si aggiunge una spesa extra, a carico dello Stato, per la sicurezza che viene stimata in 402 milioni di euro. Tre quarti della spesa totale, circa 900 mila euro, saranno stanziati dal CIO, mentre il territorio, comprendendo dei contributi privati, predisporrà la restante parte spartita per le regioni ospitanti: la Lombardia garantirebbe 211 milioni, il Veneto e le due province di Trento e Bolzano circa 130 milioni. Gli investimenti a carico delle regioni sono relativamente esigui poiché il 93% delle infrastrutture che si utilizzeranno è già esistente, tre saranno temporanei mentre solo uno, il PalaItalia Milano, sarà costruito ex-novo con fondi privati.

 

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