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Made in Italy, valore delle esportazioni in aumento nei primi cinque mesi del 2019

L’incremento è del 4%: una performance migliore rispetto a quella di Germania e Spagna, spiega Sace

di Redazione

A maggio l’export italiano di beni compie un nuovo significativo balzo in avanti (+8% rispetto allo stesso mese del 2018), con un ampio contributo dei comparti della farmaceutica e degli articoli in pelle. Dopo cinque mesi il valore delle esportazioni Made in Italy è in aumento del 4%, una performance migliore rispetto a quella di «campioni dell’export» quali Germania e Spagna (entrambi in crescita del 2% circa), ma inferiore al risultato della Francia (+7,6%). A osservarlo è il Gruppo Sace nel consueto report Che export tira? che riepiloga i principali risultati dell’export italiano, con indicazioni su aree geografiche, Paesi, raggruppamenti delle principali industrie e settori, con riferimento in questo caso ai primi cinque mesi dell’anno.

In termini congiunturali, a maggio le esportazioni italiane sono avanzate dell’1,3%. Nel complesso del trimestre marzo-maggio invece, l’incremento è stato pari invece all’1,4%. Nell’area UE, spiega Sace, l’«effetto scorte» pre Brexit continua a sostenere le vendite verso Londra (+12,1%). Avanza anche la Germania (+2,7%); in contrazione invece la Polonia, dove pesa il calo dell’export dei mezzi di trasporto. Nell’area extra-UE, il podio dei «best performer» include Svizzera (+18,6%), Giappone (+15,1%) e Usa (+8,5%). Ottimo risultato anche in Africa Subsahariana (+6,2%). Russia al +1%. Il colosso indiano continua a garantire ottime occasioni di business ai nostri esportatori (+7,9%): la dinamica positiva è piuttosto generalizzata a livello settoriale, con in testa metalli, meccanica strumentale e farmaceutica. Quest’ultimo settore, insieme ai comparti della moda e del food, stanno trainando le vendite dirette al mercato transalpino. È invece in calo l’export verso il Mercosur (-7,5%), a testimonianza della debole congiuntura nei due principali mercati dell’area (Argentina e Brasile).

I beni di consumo continuano a sostenere le vendite Made in Italy all’estero (+10,3%), grazie in particolare ai beni non durevoli (+12,1%), che includono il comparto della farmaceutica. È stato invece più contenuto l’incremento delle esportazioni dei beni di consumo durevoli (+2,3%). Pur rimanendo il raggruppamento con la dinamica più lenta, l’export dei beni strumentali si attesta al +0,8% nei primi cinque mesi dell’anno. L’andamento di maggio è stato però particolarmente positivo (+3% in termini tendenziali). L’export dei beni intermedi infine, avanza del 3,3%. L’export di tessile e abbigliamento (+8,4%) è sostenuto principalmente dai Paesi extraUE: Svizzera (specie per gli articoli in pelle – in qualità di polo logistico – in arrivo dal distretto di Firenze), Cina, Giappone e Stati Uniti. Questi ultimi, con un +16,8%, stanno trainando anche le vendite della meccanica strumentale (+2,9%, nel complesso); avanzano a ritmi elevati anche Russia e Paesi Asean. Le vendite di mobili sono invece sostanzialmente stabili ma con significative eccezioni in Paesi asiatici dove il nostro design è ben apprezzato (Cina, Giappone e India). La farmaceutica infine, si conferma il miglior settore (+26,5%).

(fonte: Sace)

 

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