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Soft o hard Brexit, quali scenari

Due le possibilità: un’uscita regolare oppure il «no deal». La Bank of England mantiene i tassi d’interesse invariati, il tasso di disoccupazione è poco inferiore al 4%

di Matteo Buttaroni

Giovedì il consiglio direttivo della Bank of England ha votato all’unanimità per mantenere i tassi d’interesse bancari invariati allo 0,75%. Una decisione che, come per la Banca centrale europea, ha come obiettivo di raggiungere un tasso d’inflazione del 2% «in modo che aiuti a sostenere la crescita e l’occupazione».

Secondo gli ultimi dati, illustrati sempre oggi dalla BoE, il tasso d’inflazione risulta pari all’1,7% ad agosto, in calo dal 2,1% di luglio e, secondo le stime, nel breve termine si manterrà leggermente al di sotto del 2%. Il tasso di disoccupazione è invece di poco inferiore al 4%, mentre la crescita delle retribuzioni annuali si è rafforzata al tasso più elevato degli ultimi dieci anni.

Tuttavia, si legge nel comunicato allegato alle decisioni di politica monetaria della banca centrale, gli sviluppi relativi alla Brexit stanno rendendo i dati economici del Regno Unito più volatili, con il Pil che nel secondo trimestre è arretrato dello 0,2%, ma che nel terzo periodo dell’anno dovrebbe recuperare registrando un +0,2%. Intanto, l’Ocse ha tagliato le stime per l’anno in corso e per il 2020, limandole rispettivamente dal +1,2% al +1% e dal +1% al +0,9%.

«Il Comitato – si legge –  ritiene che la crescita di base sia rallentata, ma rimanga leggermente positiva. Le incertezze sulla Brexit hanno continuato a pesare sugli investimenti delle imprese, mentre i consumi sono aumentati nuovamente, sostenuti dalla continua crescita del reddito reale delle famiglie». Pesa però lo scenario globale sulle esportazioni.

Riguardo le trattative sulla Brexit, la BoE ha poi avvertito che «è possibile che eventi politici possano portare a un ulteriore periodo di radicata incertezza sulla natura e sulla transizione verso le eventuali future relazioni commerciali del Regno Unito con l’Unione europea». «Quanto più persistono tali incertezze – sottolinea -, in particolare in un contesto di crescita globale più debole, tanto più è probabile che la crescita della domanda rimanga al di sotto del potenziale, aumentando l’offerta in eccesso».

LA POLITICA MONETARIA IN CASO DI NO DEAL 
In caso di uscita dall’UE senza accordi, la Bank of England si aspetta una diminuzione del tasso di cambio, un aumento dell’inflazione e un rallentamento della crescita del Pil. Di conseguenza, le decisioni sui tassi di interesse del Comitato dovrebbero bilanciare la pressione al rialzo sull’inflazione, dalla probabile caduta della sterlina e qualsiasi riduzione della capacità di offerta, con la pressione al ribasso derivante da qualsiasi riduzione della domanda. In questa eventualità, la risposta della politica monetaria non sarebbe automatica e potrebbe essere in entrambe le direzioni. 

LA POLITICA MONETARIA IN CASO DI BREXIT REGOLARE
In caso di una Brexit regolare, e ipotizzando una certa ripresa della crescita globale, è probabile che a medio termine si crei un margine significativo di domanda in eccesso. Se ciò dovesse accadere, spiega la BoE, il Comitato ritiene che gli aumenti dei tassi di interesse, a un ritmo graduale e in misura limitata, sarebbero appropriati per riportare l’inflazione in modo sostenibile all’obiettivo del 2%.

 

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