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Il re che ride, ma per quanto ancora?

di Astrid N. Maragò

Per oltre sedici anni Silvio Berlusconi ha raccontato in media quindici o sedici barzellette al giorno in occasione di ogni ricorrenza istituzionale, presso i salotti televisivi, e durante le conferenze stampa. Nel privato, è arrivato a declamare fino a cento diverse storielle in una sola serata.
Il saggista trentanovenne Simone Barillari le ha raccolte tutte per la prima volta in un volume, edito da Marsilio, che sarà presentato da Andrea Cortellessa e Gianfranco Franchi mercoledì 23 febbraio a Roma presso la libreria Bibli.
Il Cavaliere è stato spesso definito dai suoi avversari politici come un “comico dato in prestito alla politica”: del resto, egli stesso non sa resistere a quel richiamo istintivo proprio dei suoi trascorsi giovanili, e crogiolandosi nell’autocompiacimento racconta barzellette non appena se ne crei l’occasione sbeffeggiando il rischio di risultare spesso anche fortemente inopportuno.
Nel libro di Barillari si legge che è compito dei più stretti collaboratori presenti alla corte del re che ride, di giorno in giorno, presentare di primo mattino un faldone di nuove freddure ricavate spulciando libri, siti internet, giornali, programmi tv e vecchi film, perché lui possa prontamente declamarle in pubblico per almeno un’ora al dì. E proprio come in una compagnia teatrale, tra i collaboratori di questa cerchia ristretta, ve ne è poi uno incaricato di saggiare in anteprima le ironiche benedizioni del premier, il “collaudatore di barzellette”: è a lui che spetta il privilegio di consigliarlo nella scelta di quelle, tra le tante, che si preannunciano di migliore riuscita nel far presa sul pubblico, e in particolar modo sui suoi elettori.
Raccontare barzellette è un modo efficace per catturare l’attenzione e piacere agli altri, un modo per essere popolare ed entrare in simpatia con il prossimo. Il merito di Berlusconi sta nell’aver saputo trasformarne a centinaia, da mero intrattenimento comico a una forma esclusiva e riuscitissima di comunicazione politica che arriva dritta a confondersi e integrarsi con il sentire popolare. Non solo un mezzo per alleggerire i toni del discorrere, le storielle, ma un veicolo di captatio benevolentiae – ogni barzelletta è presa dal copioso repertorio e plasmata ad hoc in relazione al destinatario del momento – e di utilità addirittura terapeutica: ottime per allentare la tensione nervosa e allontanare le preoccupazioni. Di efficacia didascalica, le barzellette servono a esemplificare situazioni complesse a mo’ di proverbio o parabola, o possono fungere da arma impropria nel dibattito politico. Non sono pochi i casi in cui si sono sollevate polemiche in occasione delle performances del Cavaliere. Tra le tante non passate inosservate, è certamente degna di nota la storiella con la quale Berlusconi, allietando un gruppo di sostenitori, ha preso di mira Rosy Bindi, uno dei suoi bersagli preferiti. La barzelletta, della quale non si può negare l’effetto, recita così: «C’è una festa a tema floreale, dove ogni ragazza che vuole ballare si propone a un ragazzo pronunciando il nome di un fiore. Se il ragazzo vuole fare coppia con lei, risponde con il nome dello stesso fiore declinandolo al maschile. Arriva una bella ragazza, dice ‘Margherita’ e un ragazzo risponde ‘Margherito’, e si allontanano insieme verso il centro della pista. Arriva un’altra bella ragazza, e dice ‘Rosa’, e l’invitato alla danza risponde ‘Roso’, e anche loro vanno a ballare. Infine compare a sorpresa Rosy Bindi e batte sulla spalla di un uomo, dicendo ‘Orchidea’. L’uomo si volta, la vede e fa un salto all’indietro (e qui il Cavaliere mima il salto), urlando spaventato: ‘Orcodio’! ».
Storielle come questa hanno avuto il loro peculiare ruolo nel successo politico di Silvio Berlusconi. Come il sarcasmo affilato di Giulio Andreotti ha segnato la Prima Repubblica, la comicità televisiva di Berlusconi ha marchiato indiscutibilmente la comunicazione politica di questi ultimi sedici anni.
Berlusconi forse sarà ricordato come il re che ride, anche se in questi ultimi tempi probabilmente gli viene un po’ più difficile.

 

2 Commenti per “Il re che ride, ma per quanto ancora?”

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