L’incapacità di investire nel futuro | T-Mag | il magazine di Tecnè

L’incapacità di investire nel futuro

I GUASTI DELLA LOGICA D'EMERGENZA
di Andrea Ferraretto

Si sta svolgendo, in questi giorni, a Milano, la Borsa internazionale del turismo: un appuntamento importante per valutare la capacità di investire e rendere competitivo il settore turistico del nostro Paese.
Riecheggiano, in quest’occasione, i tanti slogan e i luoghi comuni che, da anni, sono stati coniati per definire il mercato del turismo italiano: un giacimento, un tesoro di bellezza, storia, cultura, il posto più bello al Mondo, … .
Eppure va considerato quanto, in realtà, non si sia fatto per far diventare il turismo un vero e proprio settore industriale, capace di produrre reddito e occupazione: il clamore dei crolli di Pompei è ancora recente per non poter analizzare l’assenza di una politica, di una strategia nazionale per promuovere e far crescere un settore economico fondamentale.
Non si riesce a comprendere che il turismo può essere una leva di sviluppo se il sistema territoriale funziona, se vi sono le infrastrutture adeguate, se c’è formazione per gli operatori, se il patrimonio ambientale, storico, culturale sono tutelati e gestiti, se il paesaggio e la qualità rurale sono salvaguardati.
Tutto è lasciato al caso: il sistema dei trasporti è un rebus ed è praticamente impossibile muoversi facendo affidamento ai soli mezzi di trasporto collettivi. Il treno riserva gioie e dolori con l’alta velocità che serve soltanto una parte dell’Italia e il resto abbandonato tra treni lenti, sporchi e non connessi.
E che dire dello stato di conservazione dell’ambiente e della biodiversità? Il 2010 ha coinciso con il taglio quasi totale dei fondi destinati alla gestione delle aree naturali protette, considerate un peso inutile, un elemento ininfluente nel promuovere l’immagine di qualità del territorio.
Per certi versi è come se l’Italia non si fosse accorta della competizione a livello mondiale che si è sviluppata nel mercato del turismo: accanto a nazioni emergenti, a flussi di turisti in crescita, a una domanda di destinazioni di qualità, l’Italia continua a presentare un’offerta frammentata, disorganizzata e priva della capacità di fare sistema.
Anche in questo caso si è continuato a perseguire la logica dell’emergenza e del “grande evento” pensando che siano soltanto questi gli elementi in grado di attrarre investimenti e turisti: l’Expo 2015, le Olimpiadi, il G8, il Gran premio di F1, il Giubileo… . Grandi eventi, grandi emergenze, gran fretta nel costruire e devastare ma scarsissima capacità di programmare e far diventare la gestione e la manutenzione del territorio l’occasione per dare una spinta costante alla qualità dell’industria turistica.
Le città continuano a essere luoghi “consumati”, resi invivibili dalla congestione del traffico e dall’incapacità di creare servizi di qualità per i cittadini e i turisti: gli eventi sono sempre considerati con un unico indicatore, i metri cubi di nuove edificazioni.
Il 150° anniversario dell’unità di Italia potrebbe essere lo stimolo per ripensare anche all’immagine turistica e alla capacità di dar vita a una strategia coerente: creare l’occasione per rilanciare l’Italia come meta turistica basata sulla qualità, sulla sostenibilità, sull’efficienza.
Questa sarebbe un’opportunità da non mancare per creare competenze e competitività, dare un’occasione ai giovani per investire nel proprio futuro in un mercato globale: al di là delle celebrazioni servirebbe che qualcuno se ne accorgesse e ci credesse.

 

1 Commento per “L’incapacità di investire nel futuro”

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