I candidati e la macchina (del fango) elettorale | T-Mag | il magazine di Tecnè

I candidati e la macchina (del fango) elettorale

Un megafono ideale per denigrare l'avversario, vengono meno le proposte | di Fabio Germani
di Fabio Germani

A poche ore dal silenzio elettorale il candidato del centrosinistra a sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha tenuto a ribadire un concetto: “L’autogol della Moratti è evidente, ha dimostrato di essere una persona inaffidabile e questo convincerà molti indecisi a non votare per il sindaco e a voltare la faccia e le speranze verso altre prospettive tra cui quella della mia coalizione”.
La crisi piuttosto generalizzata della fedeltà partitica, tipica espressione delle continue mutazioni delle forze in campo nonché della politica mediatizzata, obbliga gli staff dei candidati a stravolgere i piani a seconda delle circostanze che si prospettano. C’è la tendenza a supporre che i contendenti alla corsa elettorale propendano maggiormente per la conquista dei voti degli indecisi. Nel caso dello scontro Moratti-Pisapia, invece, si è assistito ad uno schema di segno opposto. Il sindaco uscente ha così preferito rivolgersi al proprio elettorato cercando conferme e sostegno tra i “moderati” (o almeno questo è parso l’obiettivo durante il faccia a faccia televisivo volto a ricordare il passato “estremista” di Pisapia). Si può inoltre sostenere che in parte il piano della Moratti – salvo il vizio di merito dell’accusa rivolta al rivale – sia persino riuscito, considerando l’attenzione mediatica polarizzata sul capoluogo lombardo (complice anche la presenza ingombrante del premier).
Non che in altre città siano mancate le polemiche al vetriolo, certo. Basti pensare a Napoli dove, al di là del colore politico, il futuro sindaco avrà sulle spalle una pesante (e miasmatica) eredità. Ne sa qualcosa, infatti, il candidato del Pdl Gianni Lettieri, al quale non sono mancate le pesanti accuse da parte degli altri contendenti, in particolare De Magistris (Idv). Ma ne è consapevole anche Morcone, candidato del Pd, che proprio oggi su Twitter ha avvertito: “Leggo dai giornali che esponenti del centrodestra avrebbero dossier pronti contro di me. È il metodo Boffo”.
Quello che un tempo spettava esclusivamente alla stampa intervenendo nel processo di selezione della classe politica nel cosiddetto meccanismo dell’electability (a sezionare la vita dei candidati ci pensavano i giornali, per intenderci) oggi è compito delle macchine elettorali costruite attorno al singolo pretendente. Viene da sé che il dialogo sull’unico tema a cuore degli elettori, vale a dire l’amministrazione della città, si perda nei meandri delle liti e degli insulti. E alle domande più o meno “scomode” – a Milano sono state dieci quelle formulate a Pisapia dal centrodestra, addirittura cento quelle proposte alla Moratti che però non hanno ricevuto risposta – si preferiscono diverse strategie. Meglio, molto meglio, infamare l’avversario.

 

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