LA GIORNATA: MANOVRA, CASO TARANTINI E RECORD PER IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO | T-Mag | il magazine di Tecnè

LA GIORNATA: MANOVRA, CASO TARANTINI E RECORD PER IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

L’Aula della Camera ha approvato definitivamente la manovra. I voti a favore sono stati 314, i contrari 300. Già nella mattinata il governo aveva ottenuto la fiducia con 316 voti a favore e 302 contrari.
Tuttavia, nonostante il parere positivo espresso martedì dal presidente della Commissione europea Barroso e la smentita dell’Ue riguardo la richiesta di misure aggiuntive, mercoledì è arrivata la bocciatura della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, la quale ha definito il provvedimento “solo tasse” e non orientato alla crescita.

La giornata, inoltre, è stata caratterizzata da una serie di proteste. Mentre erano in corso le dichiarazioni di voto la seduta è stata temporaneamente sospesa dal presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini, a causa di un “blitz” anti-Lega di alcuni ex deputati che hanno mostrato uno striscione con su scritto: “Basta Lega, basta Roma, basta tasse”.

Nel tardo pomeriggio, invece, le contestazioni davanti la Camera hanno fatto registrare qualche momento di tensione, con cariche della polizia. Prima, l’ex ministro Andrea Ronchi, che aveva tentato di avere un colloquio con i manifestanti Cobas e Cigil, era stato insultato e raggiunto da un gavettone. Andando via si è rivolto alle persone presenti chiosando: “Siete la vergogna dell’Italia, cialtroni di merda”.

Nella mattinata in Aula a parlare per il Pd è stato Walter Veltroni. “Presidente Berlusconi, l’Italia non è un paese di…schifo”, ha affermato in riferimento all’intercettazione con Valter Lavitola in cui Silvio Berlusconi ha definito l’Italia un “paese di merda”.
“Giriamo pagina – è stato quindi l’appello di Veltroni –, facciamolo insieme, cambiamo la legge elettorale che tutti aborriamo. Noi non siamo un paese di schifo, siamo una generosa comunità e se Berlusconi ama l’Italia faccia un passo indietro”. A Veltroni ha risposto il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, definendo l’eventuale apertura della crisi “un salto nel buio”.
“Non c’è nessun punto di incontro tra centrodestra e centrosinistra. Inoltre – ha chiosato ancora Cicchitto – il centrosinistra è diviso. Non riesce a governare da solo, figuriamoci se dovessimo mettere in piedi un governo di emergenza. Noi rimaniamo al nostro posto”.

Ma a tenere banco è stato anche l’affaire Lavitola-Tarantini. Le indiscrezioni giornalistiche riferiscono infatti in queste ore di nuove carte processuali depositate al tribunale del Riesame di Napoli in cui è trascritta una conversazione telefonica tra il premier, Silvio Berlusconi, e il faccendiere Valter Lavitola (a Sofia al momento della telefonata). Durante il colloquio Berlusconi rassicura Lavitola sull’avvio delle indagini, appreso dal settimanale Panorama, per una presunta estorsione ai danni proprio del premier. “Sono cose che non esistono su cui io scagionerò naturalmente tutti”, afferma il presidente del Consiglio. Sempre nel pomeriggio, invece, si era appreso di uno sfogo del premier con alcuni parlamentari del Pdl. “Mi sento come un perseguitato”, avrebbe detto Berlusconi. Precedentemente alla domanda dei cronisti su quando si sarebbe presentato in procura per essere ascoltato dai pm napoletanti, Berlusconi ha preferito non rispondere sebbene si sia poi appreso di contatti tra i magistrati e i suoi legali per stabilire tempi e modalità dell’incontro.

Infine, i dati di Bankitalia – certamente poco lusinghieri – hanno evidenziato un nuovo record per il debito pubblico italiano, arrivato a toccare nel mese di luglio il nuovo massimo storico di 1.911,8 miliardi di euro, vale a dire dieci miliardi di euro in più in appena un mese.

 

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