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Crisi e intercettazioni, questione di priorità

di Fabio Germani

Dice Berlusconi che l’uso delle intercettazioni, l’uso che se ne farebbe adesso, equivale a un sistema barbaro. Ergo, il disegno di legge va approvato il prima possibile. Lo dice ai Promotori della libertà in un messaggio reso noto prima che il presidente del Consiglio partisse alla volta della Russia, dove parteciperà ai festeggiamenti per il compleanno di Vladimir Putin. Un must.
Questa che si sta per chiudere è stata la settimana del ddl Alfano, non c’è che dire. Agitata, scossa dai colpi di scena. Come quando il relatore del provvedimento, Giulia Bongiorno (Fli), ha deciso di dimettersi dopo il parere favorevole del governo all’emendamento del Pdl che rende impubblicabili le intercettazioni fino al momento dell’udienza filtro. Un rimasuglio del già fu ddl Mastella, a ben vedere.
Particolarmente critico nei riguardi del provvedimento – senza nulla togliere alla consueta campagna contro la legge bavaglio di Repubblica – è stato il Corriere della Sera. Il duro commento di giovedì di Luigi Ferrarella non lasciava scampo alla ben che minima interpretazione: “Non devono preoccupare le nuove balzane fumisterie prodotte dai piccoli chimici delle normative ad personam, immemori di tutte le altre volte in cui l’esperimento gli è esploso in mano sotto forma di clamorose incostituzionalità dichiarate dalla Consulta. Ma la pretesa sottostante sì: e cioè l’idea che debba essere qualcuno diverso dal giornalista a decidere cosa (benché non più coperto da segreto) sia necessario pubblicare e cosa no”.
Si potrebbe eccepire che talvolta i giornalisti, allorché liberi di scegliere, possano farsi prendere la mano, infischiandosene così della rilevanza delle intercettazioni da pubblicare. Le cronache degli ultimi mesi contenenti fiumi di parole inutili, spesso volgari e decontestualizzate, ne sarebbero un esempio lampante. Sorge però il dubbio, allo stesso tempo, che una regolamentazione a tratti riottosa leda non poco la libertà di informazione. La materia, insomma, è assai complicata e meriterebbe maggiore cura e attenzione. Non andrebbe cioè derubricata a mera pratica da sbrigare nel più breve tempo possibile.
Dunque sorge un ulteriore dubbio. Data la fase congiunturale che sta attraversando il nostro Paese appare piuttosto urgente il varo di riforme e misure che mirino alla crescita (oltre che a restituire fiducia non solo ai mercati). Il ddl sulle intercettazioni sarebbe potuto perciò slittare ancora una volta, per poi essere ripreso con calma e analizzato in un secondo momento. In questo senso volgeva l’editoriale del direttore del Corsera, Ferruccio De Bortoli, qualche giorno fa.
Sempre ai Promotori della libertà Berlusconi dice che il governo è al lavoro “per ridare slancio all’economia”. È ciò che, al di là di tutto, effettivamente ci auguriamo.

 

1 Commento per “Crisi e intercettazioni, questione di priorità”

  1. […] stato un po’ un nostro auspicio: slitta il voto sul ddl intercettazioni che era in programma nella giornata di mercoledì. La […]

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