Impegnati e solidali: così gli italiani e la crisi | T-Mag | il magazine di Tecnè

Impegnati e solidali: così gli italiani e la crisi

di Tecnè

Rispetto all’anno scorso il tenore di vita è peggiorato per il 48% degli italiani e il 39% si dice convinto che nel 2012 peggiorerà ulteriormente. È quanto emerge da una ricerca dell’istituto di ricerca Tecnè, pubblicato in esclusiva su l’Unità. “Un italiano su tre – scrive sul quotidiano diretto da Claudio Sardo il presidente di Tecnè, Carlo Buttaroni –, nell’ultimo anno ha intaccato i propri risparmi e uno su quattro ha dovuto far ricorso a un prestito per andare avanti. Gli italiani scoprono la crisi, modificando abitudini d’acquisto, stili di vita, prospettive. Si direbbe che, dopo averlo a lungo evocato, come per allontanarlo, l’anno zero è veramente arrivato. E con sé ha portato il sentore di una catastrofe imminente, l’ansia di non riuscire a farcela, l’affanno di un futuro dai confini indistinti che trascina dentro un’atmosfera vischiosa”.
A sorprendere è il confronto con il 2001. In quel periodo, infatti, il 32% degli italiani dichiarava migliorato il proprio tenore di vita mentre il 38% confidava in una migliore situazione economica per l’anno successivo.
Tornando ai giorni nostri, il 96% si dice “molto preoccupato dalla crisi economica” e il 73% ha paura di perdere il lavoro o di non trovarlo Addirittura l’89% ammette di avere ridotto i consumi negli ultimi mesi, mentre il 60% degli intervistati prossimamente non potrà fare acquisti sebbene già programmati.
Nonostante la crisi pesi, e non poco, sulle tasche degli italiani questi ultimi (il 61%) sembrano favorevoli a pagare più tasse per finanziare i servizi pubblici. Nel 2001 erano il 44%.
L’uguaglianza sociale, per il 47% degli intervistati, è il valore da mettere al primo posto nella vita. Seguono la solidarietà (38%), i soldi (10%) e il successo personale (5%).
La fase congiunturale e la stagnazione economica condizionano il rapporto che i cittadini nutrono nei confronti della politica. Per quanto gli ultimi dati mostrino una certa sfiducia verso i partiti, il 65% ritiene importante che tutti si interessino di politica (dieci anni fa la stima si attestava al 58%), mentre il 35% la considera “inutile”.
Il governo, infine, non viene ritenuto all’altezza di gestire l’attuale situazione politica ed economica. Secondo il 72%, infatti, l’esecutivo “non è adeguato”. Lo è, tuttavia, per il 19 per cento degli interpellati. “Il Presidente del Consiglio – sottolinea ancora Buttaroni su l’Unità – ha negato la crisi, poi l’ha ridimensionata, infine l’ha sottovalutata nella sua drammaticità. E mentre l’Europa mandava segnali preoccupati e preoccupanti la regola dell’esecutivo era ridimensionare, sminuire, negare. Di fronte alla drammaticità dei fatti Berlusconi si è più volte giustificato dicendo che tutto è precipitato negli ultimi mesi. In realtà tutto è precipitato con il crac dei mutui subprime, con la crisi finanziaria che ha messo alle corde l’economia del pianeta, con l’implosione della produzione e l’avvitarsi della spirale recessiva, con il calo dei consumi, con il crac del debito irlandese e greco, con l’aumento della disoccupazione, con la chiusura delle fabbriche e con altri drammatici segnali, invisibili solo a chi non voleva vedere”.

 

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