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Crisi economica, una corsa contro il tempo

Stavolta la fretta si fa sentire, tanto da indurre il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a rinunciare all’udienza del processo Mills nonostante la sua presenza in aula fosse stata data per certa nei giorni scorsi dai suoi legali. Il tempo stringe, stavolta sul serio. E non si tratta dei soliti sussulti della Confindustria bensì dei richiami europei i cui vertici hanno dettato una chiara scadenza al premier: mercoledì. Entro questo giorno, infatti, l’Italia dovrà presentare una serie di misure volte alla crescita e al raggiungimento degli obiettivi imposti dall’Unione allo scopo di fronteggiare al meglio la crisi. Di qui il Consiglio dei ministri riunito in fretta e furia nella giornata di lunedì. Una riunione tutt’altro che semplice, data la volontà di Berlusconi di mettere mano al sistema pensionistico – un po’ come l’Europa avrebbe richiesto – e il contraltare leghista che di pensioni, appunto, non vuol sentire parlare.
Cosa resterà del vertice di domenica è racchiuso mediaticamente in quello sguardo ammiccante di Sarkozy rivolto ad Angela Merkel durante la conferenza stampa a precisa domanda di una giornalista sulla fiducia che l’asse Parigi Berlino nutre nei confronti dell’Italia. Una circostanza che non è piaciuta al ministro degli Esteri, Franco Frattini: “Il presidente Sarkozy ha evidentemente un’aspirazione forte di un componente francese del board della Bce e avrebbe forse desiderato Bini Smaghi rimosso d’autorità. Lui sa che questo non è possibile e quindi cercare gesti ed espressioni ridicolizzanti del nostro paese non è opportuno”. Già, perché la questione attorno alla persona di Lorenzo Bini Smaghi, fino all’ultimo in lizza per la successione di Mario Draghi a Bankitalia, potrebbe avere inasprito la posizione della Francia che avrebbe preferito una sua uscita dal board della Bce. Tuttavia, è pur vero che all’Italia vengono rivolte delle precise richieste da diverse settimane stigmatizzando molto di quanto contenuto nella manovra correttiva di questa estate. A ciò si aggiunga lo slittamento del decreto sviluppo e si avrà, allora, un quadro più completo. In questa direzione, dunque, andrebbero le dieci proposte di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi pubblicate sul Corriere della Sera. Dieci misure che vanno dal dirimente sblocco del mercato del lavoro “con una progressiva introduzione di contratti unici che eliminino al tempo stesso sia l’eccessiva precarietà sia la perfetta inamovibilità dei dipendenti di alcuni settori” al più simbolico dimezzamento dei costi della politica, “nel vero senso della parola, cioè una riduzione del cinquanta per cento”, passando per l’introduzione della flex security (viene da chiedersi quanto sia applicabile al momento nel nostro Paese) e per la riforma della giustizia civile “che accorci i suoi tempi, oggi glaciali, uno dei maggiori ostacoli, soprattutto per i giovani imprenditori”.
Intanto a livello comunitario si pensa all’istituzione del presidente della zona euro, un ulteriore passo verso l’unione economica tanto auspicata ultimamente. Mr. Euro, come stabilito dal vertice Ue di domenica, verrà eletto dai 17 Paesi che adottano la moneta unica in occasione del rinnovo della carica di presidente permanente del Consiglio. Motivo per cui, a interim, sarà Herman Van Rompuy a ricoprire tale carica. La decisione è stata presa per rendere “necessaria la coerenza tra eurozona e intera Unione europea”.

F. G.

 

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