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Torna il varietà. Con Fiorello si rivede un po’ di sana tv

Chi scrive non è un esperto di televisione. La mastica poco e non se ne dispiace. In compenso gli potrebbe capitare, a volte, di guardare qualche talk show politico a cui spesso segue un interminabile senso di colpa.
Esaurito il tempo di rivolgersi al lettore in terza persona, arriviamo dritti al punto: nonostante le abitudini, la curiosità di vedere la prima de Il più grande spettacolo dopo il weekend era tanta. Almeno per capire se la spasmodica attesa che Fiorello era riuscito a infondere nel suo pubblico tramite Twitter fosse giustificata. La risposta è sì, ne è valsa la pena.
Fiorello è riuscito a coniugare passato e presente in ogni siparietto proposto, da Carosone in versione modern jazz all’inno d’Italia rap (con tanto di dedica quirinalizia). Il suo sembra il varietà di un’era fa, ma decisamente innovativo e intervallato da ospitate di classe e coreografie (proprio come avveniva nei grandi show di una volta) nonché dai duetti con l’immancabile Baldini. La scenografia, maestosa.
Fiorello si lascia andare sovente all’improvvisazione, in questo è un autentico fuoriclasse, e non risparmia frecciatine politiche. Dal “governo tecno” (ce li vedete Monti e Napolitano, insieme, che urlano “su le mani, su le mani!”?) e le “bandane a mezz’asta ad Arcore”, alla traduzione in tedesco di Michelle Hunziker dell’appello che il conduttore rivolge alla cancelliera tedesca Angela Merkel (e a proposito di fondoschiena, “secondo me – ha detto un incurante Fiorello – al contrario di quello che hanno detto, lei ha un culetto piccolo piccolo”).
La chiusura con Giorgia che canta “in bianco e in nero” è l’emblema dell’effetto vintage dello spettacolo (seguitissimo su Twitter, l’hashtag #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend era trending topic prima che iniziasse lo show) che Fiorello e gli autori hanno evidentemente voluto esaltare. Di questi tempi fatti di soli reality potrebbe essere un rischio, ma a loro è riuscito benissimo. E così si è rivista anche un po’ di sana tv.

F. G.

 

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